Lunedì 9 febbraio 2026, alle ore 10, a Rabat, presso la sede del Ccme (Conseil de la communauté marocaine à l’étranger), la Cgil e le organizzazioni sindacali del Marocco promuovono un incontro istituzionale per rilanciare il confronto e sollecitare una rapida conclusione dell’iter di ratifica della Convenzione bilaterale in materia di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e il Regno del Marocco.

Da anni, infatti, il percorso per la firma definitiva e la successiva ratifica parlamentare della Convenzione risulta bloccato, pur in assenza di ostacoli sostanziali che ne impediscano la conclusione. Una situazione che, secondo la Cgil e l’Inca produce conseguenze dirette e negative su migliaia di lavoratrici e lavoratori, esposti al rischio di frammentazione contributiva e al mancato riconoscimento dei diritti previdenziali maturati.

Una comunità inserita

Il sindacato sottolinea come l’assenza di un quadro bilaterale aggiornato e pienamente operativo continui a penalizzare una comunità numerosa e stabilmente inserita nel tessuto economico e sociale italiano. La collettività marocchina rappresenta una delle comunità straniere più rilevanti nel Paese: secondo le più recenti rilevazioni ufficiali, sono oltre 410mila i cittadini marocchini regolarmente residenti in Italia, con una presenza diffusa sull’intero territorio nazionale e un contributo determinante in numerosi settori produttivi.
In questo contesto, strumenti come la totalizzazione e la portabilità dei periodi assicurativi vengono indicati come essenziali per garantire equità, continuità previdenziale e certezza del diritto.

Un passaggio decisivo

Allo stesso tempo, una Convenzione chiara e pienamente funzionante favorirebbe una gestione corretta dei distacchi lavorativi, sosterrebbe la mobilità del lavoro regolare e rafforzerebbe la cooperazione tra gli istituti previdenziali dei due Paesi. Per la Cgil, la ratifica della Convenzione non rappresenta un mero adempimento tecnico-amministrativo, ma un passaggio decisivo sul piano sociale e istituzionale. Garantire il pieno riconoscimento dei diritti previdenziali significa infatti assicurare giustizia sociale, tutelare il lavoro e valorizzare il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti, con ricadute positive sulla coesione sociale e sul rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Marocco.

Persone dietro i numeri

“Dietro i numeri della mobilità tra Italia e Marocco ci sono persone, storie di lavoro, contributi versati e diritti che troppo spesso restano sospesi. Chi si sposta tra due Paesi deve poter accedere alle prestazioni previdenziali e di sicurezza sociale che ha maturato, senza ostacoli né incertezze. È su questa tutela individuale che si misura la qualità di un sistema di diritti”. A dirlo è Giuseppe Peri, coordinatore per l'estero dell'Inca. “Dal 2000 – continua – Iinca Marocco è a Casablanca, un punto di riferimento fondamentale che ogni anno offre assistenza a migliaia di lavoratrici e lavoratori. L’iniziativa di Rabat rappresenta un passaggio fondamentale di questo impegno”.

“Questa iniziativa si inserisce all'interno di relazioni molto rafforzate tra la Cgil e il sindacato marocchino, all'interno della Confederazione africana dei sindacati, e con un rapporto privilegiato con la Cdt – commenta Mabel Grossi del dipartimento internazionale della Cgil -. Durante l'iniziativa sulla convenzione bilaterale firmeremo anche un protocollo bilaterale di collaborazione tra la Cgil e la Cdt in materia di assistenza alle comunità marocchine e italiane e un lavoro più ampio e politico sulla libertà sindacale e il diritto di sciopero. La Cdt è in prima fila nella lotta per la modifica alla legislazione nazionale per tutelare maggiormente il diritto di sciopero ed è entrata a far parte della rete internazionale dei sindacati in antifascisti”.

Una scelta di giustizia sociale

Il responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, Ezio Cigna sottolinea che “non esiste previdenza senza diritti, e non esistono diritti se il lavoro e i contributi versati non vengono riconosciuti pienamente. È per questo la convenzione bilaterale è una scelta di giustizia sociale”. “Migliaia di lavoratrici e lavoratori marocchini -continua – contribuiscono ogni giorno alla crescita del nostro Paese, versando regolarmente contributi che oggi rischiano di restare frammentati, dispersi o addirittura inutilizzabili. È una condizione inaccettabile, che produce disuguaglianze e mina il principio stesso su cui si fonda il sistema previdenziale pubblico”.

"A ogni contributo – conclude – deve corrispondere un diritto certo, esigibile e tutelato, indipendentemente dal Paese di origine. Una convenzione bilaterale sarebbe poi anche una risposta dovuta a quelle lavoratrici e a quei lavoratori italiani che in questi anni hanno svolto la propria attività in Marocco e che hanno diritto a vedere finalmente riconosciuta, senza vuoti o penalizzazioni, la propria storia contributiva”.