Il trasporto aereo sta vivendo la crisi più grave della sua storia. Il primo settore a fermarsi per gli effetti della crisi sanitaria e probabilmente l’ultimo a ripartire. Questa mattina lavoratori in rappresentanza di tutte le figure professionali presenti negli aeroporti e nei cieli si sono dati appuntamento di fronte al Parlamento per tornare a denunciare le difficoltà del comparto, spinte all'estremo dalla pandemia.  

 

 

 

Le richieste. In cima alla lista c'è il caso Alitalia la cui cassa si sta prosciugando. La crisi di governo ha fatto perdere tempo prezioso per avviare la transizione verso la nuova compagnia Ita. Oggi l'ipotesi di un ritardo nel pagamento degli stipendi di febbraio si fa sempre più concreta così come la prospettiva di un fermo operativo. "Viviamo una  fase in cui tutti gli attori sono nelle medesime condizioni – sottolinea Fabrizio Cuscito, segretario nazionale della Filt Cgil – per questo si chiede al nuovo governo l'apertura di un confronto per avviare una riorganizzazione dell’intera industria del trasporto aereo. Ci vuole una visione nuova". Non sono mancati i richiami al governo Draghi: “È necessario che il nuovo esecutivo – hanno ribadito oggi i sindacati – apra un tavolo sulla crisi del settore. È urgente prorogare il blocco dei licenziamenti, prevedere ammortizzatori sociali adeguati, combattere dumping sociale e concorrenza selvaggia. Serve uno scatto di orgoglio della politica del nostro Paese, delle sue capacità per disegnare una via da seguire e trasformare questa eccezionale difficoltà in opportunità".

 

 

 

Trend profondo rosso. Alcuni numeri pubblicati da Iata, l'International Air Transport Association, sono esemplificativi per comprendere cosa stia accedendo a livello globale. Nel 2020, i passeggeri trasportati sono passati da 4,5 miliardi dell'anno precedente a 1,8 miliardi. Nello stesso periodo i ricavi sono crollati da 838 a 328 miliardi di dollari. Una situazione che non sembra destinata a migliorare nel breve periodo con tagli sui costi che non bastano a compensare le mancate entrate. E se ai grandi player non è rimasta altra soluzione che rivolgersi ai propri governi, nell'ultimo anno le compagnie più piccole non hanno trovato la forza per proseguire i voli.

Tutti giù per terra. Quella del trasporto aereo è una situazione drammatica: i volumi di traffico sono tornati al 1995. In Italia oltre 130 aziende hanno avviato procedure di crisi. Tra queste spiccano Alitalia, Air Italy, Norwegian, Ernest, Blue Panorama. In grave difficoltà anche gli aeroporti, le aziende di handling, di catering e l’indotto. Sono a rischio immediato 40 mila posti di lavoro a tempo indeterminato, tra piloti, assistenti di volo, personale di terra, manutentori, addetti all'handling e al catering, oltre a 10 mila stagionali.

 

 

 

Venerdì scorso, oltre un centinaio di dipendenti della Norwegian hanno manifestato a Roma per sensibilizzare l'ambasciata norvegese circa la situazione di abbandono nella quale si sono ritrovati. Dopo la chiusura della base di Fiumicino oltre 300 dipendenti, tra piloti e assistenti di volo, sono in attesa di sapere cosa accadrà loro: la compagnia scandinava sembra non voler attivare gli ammortizzatori sociali messi a disposizione dall’ordinamento italiano, procedendo alla liquidazione per bancarotta della società da cui dipendono le attività di volo italiane.

 

 

 

Air Italy, la compagnia già nota come Meridiana, specializzata nei voli da e per la Sardegna, è da un anno in liquidazione. I sindacati hanno ottenuto la cassa integrazione per i 1.465 dipendenti fino alla prossima estate, sventando i licenziamenti. Nelle ultime settimane, il fondo di investimenti londinese Abraxas Capital Management Ltd ha fatto pervenire ai liquidatori una manifestazione di interesse per l'acquisizione dell'intero comparto aziendale. Tutti in attesa di un incontro tra le parti per comprendere meglio la volontà del potenziale investitore.

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