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Venerdì 12 giugno a Parigi, nella maestosa sede dell’Istituto del mondo arabo, convocata dal governo francese, si è realizzata la seconda conferenza per la pace tra israeliani e palestinesi, nel segno di “2Stati2Popoli1Futuro”.
Un evento straordinario, cui hanno partecipato oltre 150 rappresentanti della società civile israeliana e palestinese, voluto e gestito con grande impegno e partecipazione dal ministro per l’Europa e per gli affari esteri Jean Noël Barrot, che ha inserito nell’agenda del G7, a presidenza francese, la questione palestinese e del Medio Oriente, dando voce e legittimità alle proposte della società civile israeliana e palestinese schierate per la pace giusta e per la convivenza tra i due popoli.
Un percorso che ha preso avvio proprio da un passaggio e un impegno presente nella dichiarazione del G7 del 2024, realizzatosi in Italia, dove capi di Stato e di governo, hanno riconosciuto la necessità di organizzarsi tra di loro “per coordinare strettamente e istituzionalizzare il nostro sostegno agli sforzi di costruzione della pace della società civile, garantendo che tali sforzi facciano parte di una strategia più ampia volta a gettare le basi necessarie per una pace negoziata e duratura tra Israele e Palestina”.
Quasi un riconoscimento dei propri fallimenti, ma anche un’importante e inusuale apertura di dialogo con la società civile, subito raccolta dalle reti israeliane e palestinesi che da anni, da ben prima della drammatica crisi del 7 ottobre, lavorano per il riconoscimento dello stato di Palestina, per uguali diritti e sicurezza comune, ma in precedenza, sistematicamente inascoltati.
Così che la Coalizione per i due Stati, l’Alleanza per la pace in Medio Oriente e altre importanti reti e coalizioni miste, composte da palestinesi e israeliani, hanno ripreso con impegno, coraggio e speranza la strada del dialogo, con riunioni, incontri e un confronto non facile, ma indispensabile, che ha prodotto un pacchetto di proposte concrete e condivise dalle due parti, per una nuova road map che ponga fine alle guerre e alla violenza in corso.
Questo percorso ha avuto alcune tappe fondamentali: il primo Summit per la pace per la soluzione dei due Stati, del giugno 2025, sempre a Parigi, promosso dal governo francese, che ha prodotto la prima dichiarazione e il documento di raccomandazioni elaborato dalla società civile palestinese e israeliana, portati alla Conferenza internazionale di alto livello delle Nazioni Unite per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l'attuazione della soluzione dei due Stati, co-presieduta da Francia e Arabia Saudita, che sono servite da base per la Dichiarazione di New York (luglio 2025), votata successivamente da 147 Stati dall’Assemblea dell’Onu nel settembre 2025, una vera e propria road map per riaprire il processo di pace, facendo tesoro degli errori del passato.
In modo garbato, visto il contesto diplomatico e istituzionale del G7, questo percorso, le proposte, le adesioni e la partecipazione di Stati e governi (presenti alla conferenza ministri di Brasile, Svizzera, Canada, Norvegia, Irlanda, Islanda, Andorra, Lussemburgo, Emirati Arabi, Qatar, Egitto e Turchia), rappresenta un’alternativa al Piano di pace promosso dall’amministrazione americana, senza rompere con quest’ultima, ma offrendo una via d’uscita, politica e diplomatica, a un’iniziativa che non è riuscita a portare a termine neppure la fase 1, quella del cessate il fuoco e dell’assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, men che meno ha creato le condizioni per affrontare le fasi successive, dal disarmo al ritiro dell’esercito israeliano, dalla ricostruzione al finanziamento.
In ogni caso, la dichiarazione finale è un altro tassello del tavolo internazionale apertosi tra governi e società civile palestinese e israeliana, per richiamare tutti quanti alle proprie responsabilità con proposte concrete e non sole dichiarazioni.
Ma, oltre alla Dichiarazione, il lavoro realizzato durante la conferenza, prima con i cinque gruppi di lavoro (su sicurezza reciproca per palestinesi e israeliani, aiuti umanitari e ricostruzione per Gaza, implementazione della soluzione dei due Stati e contrasto alle minacce di annessione, nuova narrazione democrazia e riforme, integrazione regionale), poi con i dibattiti in plenaria, hanno confermato la forza e la maturità di questo percorso e delle società civili palestinese e israeliana che sono una minoranza delle voci in campo, ma che rappresentano la maggioranza silenziosa delle due società.
L’assenza del nostro governo, come degli altri governi europei, a questo dialogo, è fonte di amarezza e preoccupazione. Il tempo è ora, come continuano a dire palestinesi e israeliani che, con coraggio, lavorano per uguali diritti e per la fine della violenza: non è più il tempo delle dichiarazioni ma delle decisioni. Due popoli, due stati, un solo futuro, più chiaro di così.
Sergio Bassoli, Dipartimento Cgil

























