Sembra assurdo, ma in Italia può succedere anche questo: una proposta di rinnovo contrattuale ma senza aumento di stipendio. È quello che accade in uno dei settori più tormentati del comparto della conoscenza, quello della formazione professionale.

Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal hanno proclamato lo stato di agitazione del comparto dopo un incontro infruttuoso con le associazioni datoriali Forma e Cenfop per il rinnovo del secondo biennio economico del Ccnl della formazione professionale. 

Forma e Cenfop si sono rifiutate di accogliere la richiesta di un aumento del salario tabellare pari all’8%, adducendo come giustificazioni incertezze legate alle programmazioni regionali, al programma Gol e ai tagli generalizzati di risorse al settore.

La controproposta delle associazioni datoriali, però, non prevede nessun aumento delle retribuzioni e si limita alla sola corresponsione di quote di welfare aziendale per un totale di 600 euro, ripartiti in due quote annuali da 300 euro.

La situazione del comparto è effettivamente molto complessa, gli stanziamenti da parte dello Stato e delle Regioni sono sempre più esigui. La riforma del Titolo V della Costituzione che ha sancito la regionalizzazione del sistema, ha prodotto un risultato che è sotto gli occhi di tutti, un disimpegno progressivo dei ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali e dell’Istruzione e merito. Il tutto senza che le Regioni assumessero pienamente e con responsabilità il ruolo di organizzazione, gestione e promozione della formazione continua degli adulti e dell’istruzione e formazione professionale che, non va dimenticato, fa parte del percorso scolastico obbligatorio.

Nonostante queste difficoltà oggettive i sindacati, si legge in una nota ritengono che “un reale rinnovo contrattuale non possa prescindere da un intervento strutturale sui salari. Gli strumenti di welfare, pur apprezzabili come elementi integrativi, non possono sostituire l'adeguamento delle retribuzioni, che è il solo in grado di contrastare in modo permanente la perdita del potere d'acquisto, garantire gli effetti riflessi sul piano previdenziale, valorizzare i professionisti della formazione e restituire dignità e attrattività al settore”.

È inaccettabile che il definanziamento strutturale della formazione professionale venga compensato attraverso il blocco salariale e il sacrificio economico delle lavoratrici e dei lavoratori, la cui professionalità garantisce quotidianamente la tenuta e la qualità dell'intero sistema”, termina la nota.