“Lo scorso anno i consumatori italiani hanno comprato 1,4 milioni di vetture, ma in Italia se ne sono prodotte meno di 300 mila. Il mercato quindi c’è, ma non si capisce perché bisogna rinunciare a produrre auto in Italia e poi comprare auto prodotte all'estero”. A dirlo è il segretario generale Fiom Cgil Toprino Edi Lazzi, presentando la 21esima festa dei metalmeccanici in programma dal 9 al 12 settembre, che si aprirà con la riunione dei direttivi cui parteciperà il segretario generale nazionale Michele De Palma.

“Bisogna provare a rilanciare un'industria che non è matura, ma è in trasformazione”, prosegue Lazzi: “Serve una strategia industriale che consenta di produrre più auto nel Paese, a cominciare da Stellantis, ma non solo perché se arrivasse un altro produttore, anche cinese, sarebbe un fatto positivo”. 

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Lazzi rimarca che “l’ultima volta che a Mirafiori non c'è stata cassa integrazione bisogna risalire al 2006, quando si producevano sei diversi tipi di autovetture. Da inizio anno a oggi nello stabilimento torinese sono state prodotte 41 mila auto: nella migliore delle ipotesi, senza cassa e senza fermate produttive, entro fine anno si arriverà al massimo a 65 mila, quindi molto al di sotto delle 100 mila di cui si era detto. Per questo, se si vuole rilanciare Mirafiori e l'indotto, bisogna avere più produzioni, diversificare e assumere giovani”.

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La festa “Per non arrendersi al declino di Torino. Al lavoro, alla lotta, allo studio” vedrà tra gli appuntamenti il confronto tra Michele De Palma e Sergio Cofferati a 25 anni dalla manifestazione del marzo 2002 a difesa dell'articolo 18; il dibattito tra il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il segretario generale Cgil Piemonte Giorgio Airaudo, sulle sfide per evitare il declino; un momento dedicato allo sport con l'ex calciatore della Juventus Massimo Mauro.

“Sarà una festa ricca di ospiti e dibattiti, in cui si ragionerà sul rilancio di Torino, perché noi pensiamo che la città possa dare ancora molto in termini di occupazione buona e stabile, ma bisogna ripartire dall'industria”, aggiunge Lazzi. Ampio spazio anche alla presentazione di libri. “Una scelta - conclude - nata da una riflessione: le difficoltà dell'Italia sono dovute anche al fatto che nel corso degli anni la classe dirigente è diminuita di qualità, è sempre meno preparata, ma se sei meno preparato è più difficile avere idee innovative che permettano di uscire dalla crisi, per questo bisognerebbe studiare di più”.