Incontro oggi (giovedì 2 luglio) a Torino tra i sindacati e la direzione degli Enti centrali Stellantis (il settore impiegatizio dello stabilimento di Mirafiori) in cui si è discusso della fuoriuscita incentivata di 120 lavoratori. A fronte delle richieste di compensazione con delle assunzioni almeno in numero pari alle uscite è stato sancito nell’accordo che l’impresa assicura la presenza di nuove professionalità e nuove figure con competenze idonee per l’elettrificazione della nuova gamma prodotti.

A fronte di questo elemento di novità positiva che sancisce una discontinuità con il passato, dove alle uscite incentivate non vi erano impegni su ingressi, la Fiom Cgil di Torino ha deciso di firmare l’accordo.

“Abbiamo voluto fortemente questo impegno dell’azienda. Era da tempo che lo chiedevamo senza avere risposte positive. Questa volta invece c’è l’impegno a prendere nuovi lavoratori che per noi vuol dire continuità di prospettive per gli Enti centrali di Mirafiori”, commentano il segretario generale Fiom Cgil Torino Edi Lazzi e il responsabile Fiom Cgil Stellantis Gianni Mannori.

“La stessa cosa bisognerebbe farla per la carrozzeria dove lavorano gli operai”, concludono i due dirigenti sindacali: “Nuovi ingressi significherebbero il rilancio delle produzioni e prospettive certe per l’industria dell’auto torinese nel suo complesso. La nostra azione continuerà ad andare verso l’ottenimento di questo ulteriore, importantissimo risultato”.

Per Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Ciro D’Alessio (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil) questo “è certamente il primo segnale in controtendenza con quanto Stellantis ha fatto negli ultimi anni. Da sempre sosteniamo che per dare prospettiva alla produzione, ricerca e sviluppo e occupazione è necessario bloccare la dinamica di lento svuotamento degli stabilimenti attraverso nuove assunzioni stabili”.

Lodi e D’Alessio così concludono: “Questa novità non deve rimanere un caso isolato. La Fiom Cgil continuerà a chiedere assunzioni per fare un vero ricambio generazionale negli stabilimenti. E il piano industriale deve essere rafforzato. Gli stabilimenti italiani non sono certamente al sicuro. L’impegno dell’amministratore delegato Filosa di non chiudere stabilimenti non è sufficiente. Sono necessari più modelli in tutti gli stabilimenti per fermare l’utilizzo ormai strutturale degli ammortizzatori sociali. La Fiom Cgil continuerà a lavorare in tal senso e in stretto rapporto con le lavoratrici e lavoratori”.