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Indetto lo stato d’agitazione dei 14 mila lavoratori del gruppo Engineering, dopo lo choc seguito all’annuncio (avvenuto nel corso dell’incontro di venerdì 30 gennaio) della società italiana di servizi informatici (controllata dai fondi di private equity Nb Renaissance e Bain Capital) di 650 esuberi strutturali nelle aree finance, digital e funzioni di supporto.
“Cade il velo dell’ipocrisia al tavolo del gruppo”, commentano i sindacati: “L’azienda, dopo anni passati a rassicurare e svicolare questioni sollevate da noi e dal coordinamento Rsu, si presenta al tavolo con 650 esuberi”. A motivare la decisione, ha spiegato l’azienda, sono la trasformazione del mercato, l’automazione di parte dei processi e l’efficientamento interno per quanto riguarda lo staff.
“Le aree impattate – proseguono le tre sigle – sono tutte dentro la capogruppo Engineering Ingegneria Informatica (che in Italia ha circa 8 mila dipendenti, ndr.), nonostante in tutti gli incontri precedenti alle richieste sindacali sulla riorganizzazione siano sempre state date ampie rassicurazioni di sviluppo che però non ci avevano mai soddisfatto”.
I sindacati hanno anche chiesto delucidazioni sulle voci di vendita di Alfa Healthcare. “L’azienda ha ribadito – spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil – che non c’è nulla di fondato negli articoli di stampa e che, come sempre, i rumors sui giornali danno conto di normali e consuete attività di interessamento del mercato. Tuttavia, a precisa richiesta sul fatto che l’azienda sia alla ricerca attraverso un provider di soggetti terzi interessati, non è stata fornita risposta”.
Sindacati: “Lavoratori non paghino errori di gestione”
Il timore di Fiom, Fim e Uilm è di “un piano disgregativo di Engineering, che faccia cassa sulle attività ad alta marginalità e faccia pagare al resto il conto di una crescita che non decolla”. I sindacati si dicono “non disponibili ad accettare la dichiarazione di alcun numero di esuberi strutturali, che per noi non esistono e che sono endemici ciclicamente all’attività del comparto”.
Le tre sigle precisano che “le persone in prima istanza sono allocate (mai prima d’ora l’azienda aveva posto un tema di insaturazioni) e in ultima istanza reskillabili (nessun capitolo aperto con la Commissione formazione da parte aziendale fino a oggi nemmeno per i lavoratori che sapevano in uscita dai progetti)”.
L’azienda ha chiesto al tavolo di “aprire un confronto e ha dichiarato di volerlo gestire (in realtà chiede alla rappresentanza dei lavoratori come risolvere un problema che lei ha creato) senza ricorso a soluzioni traumatiche”. Il prossimo incontro è in calendario per venerdì 6 febbraio.
Fiom, Fim e Uilm così concludono: “L’azienda deve sapere che non saremo disponibili a spostare sulle lavoratrici e sui lavoratori il conto di una gestione che ha prodotto i risultati attuali e dei quali è la sola responsabile. Il problema non sono le 650 persone, ma un cambio di passo e di responsabilità che l’azienda deve compiere”.






















