Sono oltre cinque milioni le cittadine e i cittadini fuori dai propri Comuni di appartenenza per studio, lavoro o per curarsi, che al momento non possono esercitare il diritto di votare per il referendum costituzionale sulla riforma Nordio. Il governo ha rigettato gli emendamenti delle opposizioni al “ dl elezioni” che avrebbe consentito il voto ai fuorisede. Se non s’interverrà, quei cinque milioni di elettrici ed elettori saranno esclusi dalla partecipazione democratica.

Enrico Grosso e Antonio Diella, presidenti di “Giusto dire No”, Giovanni Bachelet che guida il Comitato Società civile per il No, Franco Moretti, presidente degli avvocati per il No, e Carlo Guglielmi, che insieme a 15 cittadini si è fatto promotore della raccolta di oltre 500 mila firme presso la Cassazione, hanno sottoscritto una lettera a deputati e senatori chiedendo un intervento legislativo urgente che permetta ai cittadini e alle cittadine fuori sede di votare al referendum del 22-23 marzo nel luogo in cui si trovano temporaneamente per studio, lavoro o necessità di cura.

“Una richiesta – si legge nella missiva – che non appartiene a uno schieramento, ma riguarda un principio fondamentale che dovrebbe unire tutte le forze politiche: garantire che ogni cittadino possa esercitare effettivamente un diritto costituzionale essenziale”.

I firmatari spiegano che “oltre cinque milioni e mezzo di persone – studenti, lavoratori precari, malati costretti a curarsi lontano dalla propria residenza, cittadini che vivono temporaneamente in un’altra regione – rischiano di essere di fatto esclusi dalla partecipazione democratica. Non per disinteresse, non per scelta, ma per ostacoli economici e logistici che rendono proibitivo affrontare un viaggio solo per votare”.

Compito delle istituzioni, dunque, è incentivare la partecipazione. “In un momento storico – prosegue la lettera – in cui l’affluenza alle urne diminuisce in modo preoccupante, escludere milioni di persone dal voto non è solo un problema tecnico, ma un vulnus democratico. Il diritto di voto non può diventare un privilegio riservato a chi ha tempo e risorse economiche per spostarsi”.

In un’epoca di alto astensionismo e di appelli alla partecipazione, impedire a studenti e studentesse, a lavoratori e lavoratrici fuori sede di esercitare il diritto di voto è una gravissima violazione della democrazia. I tempi tecnici per intervenire ci sono, occorre verificare se esiste la volontà politica per evitare un vero e proprio strappo democratico, tanto più che pochi mesi fa, in occasione dei referendum sul lavoro e sulla cittadinanza, lo stesso Governo Meloni il provvedimento per il voto dei fuorisede lo ha varato, consentendo allora l’esercizio del diritto di voto a tutte e tutti. La lettera è partita, i firmatari della missiva aspettano fiduciosi la risposta.

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