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È tanto che se ne parla. Una quindicina di anni fa sembrava che senza aprire di domenica e nei giorni festivi, supermercati e ipermercati le famiglie sarebbe rimaste senza cibo e la grande distribuzione sarebbe fallita. Libertà e liberalizzazioni erano le parole d’ordine che richiamavano quelle poi pronunciate da Meloni nel discorso di insediamento: “Liberemo chi vuole fare da lacci e laccioli”. Peccato che lacci e laccioli alla Gdo erano già stati eliminati e che la promessa di un aumento dell’occupazione siastata tradita.
È tanto evidente il fallimento di questa liberalizzazione estrema che alla Camera sono depositati alcuni disegni di legge per regolamentare le aperture domenicali e festive. Ma evidentemente non tutti son d’accordo e quei disegni di legge languono in qualche cassetto di Montecitorio.
Per questo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs allora hanno deciso di farsi sentire. Hanno quindi scritto una lettera ai componenti della commissione Attività produttive della Camera chiedendo di aprire quel cassetto ed esaminare i ddl ascoltando in audizione le organizzazioni sindacali.
Le tre federazioni sindacali – che sono le più rappresentative nei settori del commercio, della distribuzione e dei servizi -sollecitano l’avvio di una discussione parlamentare su un tema che riguarda milioni di lavoratrici e lavoratori del comparto, e che da anni attende una revisione normativa capace di porre un argine agli effetti negativi sulle condizioni di lavoro prodotti dalla liberalizzazione totale degli orari di apertura.
Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs “l’estensione degli orari di apertura ha determinato un ampliamento significativo dei turni e dei carichi organizzativi, arrivando in molti casi a coprire l’intero arco dell’anno – fino a 365 giorni – e, in alcuni casi, anche fasce orarie continuative con aperture h24”.
Per le tre sigle la possibilità di lavorare in modo continuativo anche nei giorni festivi ha infatti inciso profondamente sull’organizzazione della vita personale e familiare delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio, senza che ciò fosse accompagnato da un reale miglioramento delle condizioni economiche o da un incremento stabile dei livelli occupazionali. “Il peggioramento della conciliazione vita-lavoro – si legge nella lettera - è stata la conseguenza più nefasta. Inoltre, l’aggravio dei costi per le imprese, tutte costrette ad aprire nei giorni festivi e domenicali per non perdere quote di mercato, non ha consentito né un aumento dell’occupazione per far fronte ai maggiori turni né una compensazione economica per il disagio dei lavoratori”.
Dicevamo delle presunte promesse delle liberalizzazioni: incentivare i consumi (e ci sarebbe assai da dire rispetto alla positività del consumismo in quanto tale) e stimolare la competitività del settore. Ebbene, entrambe le promesse disattese. Per questo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs aggiungono: “La pressione svolta in questi anni dalle scriventi per richiedere un intervento sulla normativa che limitasse sensibilmente le aperture, chiudendo nei giorni festivi e riconsegnando a livello locale la programmazione delle aperture domenicali solo quando necessarie ed utili, - conclude il documento - ha spesso provocato l’attenzione dei media a cui è seguito un apparente interesse dell’attività dei governi e del Parlamento, che si è però tradotta in proposte di legge assolutamente poco incisive e comunque mai arrivate in fondo all’iter per una eventuale approvazione”.
In attesa della calendarizzazione delle proposte di legge e dell’appuntamento per le audizioni con le parti sociali, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs riaffermano di ritenere necessario aprire con decisione il confronto su una nuova disciplina degli orari commerciali. Un confronto che consenta di superare l’attuale modello di liberalizzazione totale delle aperture domenicali e festive.






















