“L’ennesima drammatica crisi umanitaria alle porte dell’Europa”. La Cgil interviene sulla situazione a Ceuta, enclave spagnola in territorio africano, e chiede una risposta immediata che sia “umanitaria e strutturale”, mettendo in guardia dal rischio di strumentalizzazioni politiche.

“È preoccupante strumentalizzare quanto accade a Ceuta collegandolo alla riforma spagnola sulla regolarizzazione degli stranieri irregolari: sono questioni distinte. Serve una risposta immediata, umanitaria e strutturale”, afferma in una nota la Cgil nazionale.

La riforma spagnola e gli arrivi a Ceuta

La Confederazione precisa che la riforma approvata dal governo spagnolo riguarda esclusivamente le persone già presenti sul territorio nazionale entro il 1° gennaio 2026.

La misura prevede il rilascio di un permesso temporaneo di soggiorno finalizzato all’emersione dal lavoro irregolare e alla tutela dei diritti fondamentali. Secondo la Cgil, l’obiettivo è contrastare lo sfruttamento lavorativo, l’economia sommersa e la condizione di vulnerabilità di migliaia di lavoratrici e lavoratori già presenti in Spagna senza adeguate tutele.

“I migranti arrivati in queste ore a Ceuta non rientrano in alcun modo tra i destinatari della misura, sono quindi infondate le strumentalizzazioni che collegano questa crisi alla riforma spagnola, alimentando una narrazione fuorviante”, sottolinea il sindacato.

Il nodo Schengen e la posizione italiana

La Cgil giudica inoltre “inopportuna e sbagliata” la proposta avanzata dal governo italiano di sospendere l’applicazione dell’Accordo di Schengen tra Italia e Spagna.

Secondo il sindacato, si tratta di una posizione che “non presenta alcun collegamento operativo con la situazione circoscritta alle enclave di Ceuta”. La Cgil ricorda che il Codice Frontiere Schengen prevede, all’articolo 25, la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne in presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, ma sostiene che al momento non emergano elementi tali da giustificare questa misura in relazione agli eventi in corso.

Le persone arrivate a Ceuta, aggiunge la Confederazione, saranno sottoposte alle procedure di identificazione previste dall’ordinamento spagnolo e dal diritto dell’Unione europea, comprese quelle relative alla richiesta di asilo e alla protezione internazionale.

“Cambiare paradigma sulle politiche migratorie”

Per la Cgil la crisi di Ceuta conferma i limiti delle politiche europee basate esclusivamente su chiusura delle frontiere e respingimenti.

“La crisi di Ceuta dimostra, ancora una volta, che - prosegue la Confederazione - le politiche fondate esclusivamente sui respingimenti, sulla chiusura delle frontiere e sulla limitazione delle vie legali di ingresso non sono in grado di fermare i movimenti migratori. È necessario un profondo cambio di paradigma nelle politiche migratorie europee, fondato sul pieno rispetto del diritto internazionale, delle convenzioni in materia di asilo e dei diritti umani”.

Diritti, cooperazione e canali regolari

La Cgil richiama infine la necessità di una strategia europea comune, costruita insieme al movimento sindacale internazionale e alle organizzazioni dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana.

“La Cgil, insieme al movimento sindacale europeo e alle organizzazioni sindacali dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana, rivendica una politica migratoria europea fondata su tutela dei diritti, cooperazione internazionale e sulla costruzione di canali regolari e sicuri di ingresso”, conclude la nota.

Per il sindacato di Corso d’Italia, le crisi come quella di Ceuta “evidenziano l’inadeguatezza delle norme attuali e la mancanza di una governance europea responsabile e rispettosa dei diritti”.