Dopo 4 anni di governo Meloni, quello presieduto dalla prima donna a Palazzo Chigi, quello che ha istituito il ministero per la Natalità e la Famiglia, Istat e Fondazione per la Natalità attestano che nel 2025 c’è stato l’ennesimo record negativo di nascite. Di bimbe e bimbi lo scorso anno ne sono nati solo 355.000, registrando così un nuovo minimo storico, con un calo del 3,9% rispetto al 2024.

Ma la notizia non è solo e non tanto i pochi nati per donna: 1,14, e non è nemmeno la riduzione ulteriore dei nati, la notizia è che finalmente il "Dossier Natalità 2026: Volere o potere" accende i riflettori sulla realtà. Nascono pochi bambini e bambine non perché le donne sono diventate egoiste (è questa la vulgata che la destra cerca di trasmettere), non perché le donne preferiscono il lavoro nella produzione che quello riproduttivo, non perché vogliono fare carriera e non trovano il tempo per diventare mamme.

La notizia è che in Italia il desiderio di genitorialità è assai alto ma è un desiderio inibito, non realizzato. Secondo il Dossier, infatti e purtroppo, ben il 62,2% di possibili genitori afferma di aver rinunciato ad avere figli a causa delle difficoltà incontrate. E, occorre legger bene, solo il 5,5% ha dichiarato che nel proprio progetto di vita – legittimamente -  la scelta di diventare genitore non c’è. Altro che egoismo. Sempre secondo la ricerca, se il desiderio di avere un figlio, dichiarata dalle donne italiane in età fertile, si fosse concretizzata, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini e bambine.

Eccolo il punto che Meloni, Roccella e Calderone non vogliono vedere: oltre 2,8 milioni di italiani e italiane indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Per non parlare poi del welfare, quello dedicato ai piccoli e quello dedicato agli anziani, che non c’è. Sono pochi e cari gli asili nido, i centri estivi, i servizi per l’infanzia; sono pressoché inesistenti quelli per gli anziani. E le donne, sì le donne, si trovano in una condizione estrema, a barcamenarsi tra la cura dei piccoli e la cura degli anziani in una situazione economica difficile.

Sempre le tre ministre dovrebbero leggere che ci sono ben 3 milioni di donne italiane che non lavoro perché gli impegni familiari glielo impediscono, a fronte di soli 151mila uomini nella stessa condizione.

Secondo Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità: “questi numeri dicono che non mettiamo i giovani nella condizione di realizzare i loro sogni familiari per mancanza di un lavoro adeguato e a tempo indeterminato, dell’accesso alla prima casa”.

C’è una parola forse poco usata nel rapporto ma che è la chiave di tutto questo ragionare: cura. Una famiglia per crescere e prosperare ha bisogno di cura, gli anziani e le anziane per poter vivere il più serenamente possibile quella fase della vita hanno bisogno di cura; la società per poter prosperare ha bisogno di cura. Ma il lavoro di cura è scaricato quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Molto di questo lavoro è gratuito, quello delle mamme, delle figlie, delle sorelle, delle mogli; in parte è retribuito, quello delle baby-sitter e delle badanti. Sempre svalorizzato.

Alle donne di destra al governo dovrebbe arrivare forte è chiaro che per invertire la curva della natalità occorre dare risposte al desiderio di genitorialità. Edesiste una sola via per farlo: politiche del lavoro, politiche della casa, politiche di welfare che mettano al centro la rivoluzione della cura.

Finché si percorrerà la strada di Dio patria e famiglia che vuole le donne come angeli del focolare cariche di tutto il lavoro di cura necessario alla sopravvivenza della famiglia e della società, quel desiderio rimarrà desiderio, quella curva non invertirà la propria tendenza.