Oggi, 2 agosto 2026, sono passati esattamente 46 anni dalla strage neofascista compiuta il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, nella quale morirono 85 persone e oltre 200 persone rimasero ferite. Quest’anno le celebrazioni dell’anniversario cadono a due settimane dall’uccisione di Fakir durante un brutale fermo di polizia. Il sindaco Matteo Lepore, in seguito alla manifestazione indetta per chiedere verità e giustizia è stato minacciato e gli è stata assegnata la scorta. In questo clima arriva il 2 agosto. Collettiva ne ha parlato con Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna, cercando di ricostruire le ultime ore di una città che in realtà ha costruito la sua storia anche sull’affermazione dei valori della democrazia dentro al conflitto.

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“Abbiamo una responsabilità nei luoghi di lavoro – ha detto nel corso dell’intervista Michele Bulgarelli –: passare il testimone nei luoghi di lavoro, spiegare cosa è stato il 2 agosto 1980. Dobbiamo rendere quella verità processuale di strage neofascista una verità popolare, diffusa. Compito nostro è che i nuovi lavoratori, i giovani lavoratori, raccolgano questo testimone da chi sta per andare in pensione, da chi si è battuto per la verità e per la giustizia per decenni insieme all’associazione dei familiari delle vittime, portando spesso le persone dell’associazione nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, a parlare, a spiegare”.

Sono rinfrancato dal protagonismo delle giovani generazioni – ci ha detto Michele Bulgarelli –: tutte le volte che hanno la possibilità di decidere ci sorprendono positivamente. Basta fare l’analisi del voto degli ultimi due appuntamenti referendari su lavoro e poi sulla giustizia. Vediamo che nei luoghi di lavoro i giovani sono i più attenti a quel che succede fuori: sono stati molti di loro a riempire le piazze ProPal lo scorso ottobre. Reggono, nonostante la precarizzazione e lo svilimento del lavoro. Quel che mi preoccupa di più, invece, sul rischio della centralità del lavoro nella difesa della democrazia, sono i fenomeni di corporazione della società: più che la precarietà, mi preoccupa l’indifferenza a ciò che succede fuori, anche per colpa di un atteggiamento corporativo di alcuni sindacati”.

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