È arrivato in Italia dal Gambia nel 2014, e dopo aver perso un figlio e girato in diverse località del Sud, è approdato nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano, dove viveva suo fratello. Moahmmad Lowe oggi collabora con la Flai Cgil provinciale: ha conosciuto il sindacato quando doveva riportare a casa il feretro del fratello e con il sindacato oggi chiede dignità per tutti gli abitanti dei ghetti, gli insediamenti informali dove i migranti vivono in condizioni indicibili.
“Non puoi raccontare tutto del ghetto, se lo racconti la gente non ti crede”, spiega Moahmmad: “Non c’è acqua, non ci sono i bagni, la corrente spesso manca, non c’è riscaldamento. Non è una situazione dignitosa, le persone che vivono lì non hanno dignità. Quando sono arrivato, dopo aver mangiato, ho chiesto a mio fratello di fare una doccia. Lui mi ha risposto che la doccia non c’era, che non c’era neppure l’acqua, io non volevo crederci. Ci sono persone che sono lì da 15 anni, capite? 15 anni! Neppure in Africa, da dove vengo io, si vive in questo modo”.
Per riscaldarsi gli abitanti del ghetto vanno in campagna a cercare la legna e accendono piccoli fuochi dentro le baracche: “Una cosa pericolosissima, in molti hanno perso la vita negli incendi in questi anni”, dice: “Noi non siamo venuti qui per morire ma per vivere, non in un posto dove neppure gli animali vorrebbero stare. A Borgo Mezzanone ci sono persone che si alzano alle tre di notte, vanno verso Bari, verso Cerignola a lavorare per guadagnare, non vanno a rubare o fare cose brutte. Siamo stranieri ma siamo umani, siamo persone. Questa pelle, se è bianca o scura, non cambia niente, siamo tutti uguali. Per i ghetti vogliamo acqua, luce, dignità”.






















