Il mondo deve sapere, l’Europa deve sapere. Come vengono prodotti i cibi che portiamo tutti i giorni a tavola, pomodori, zucchine, arance, uva, in quali condizioni inaccettabili di sfruttamento vivono i migranti che lavorano le campagne. Deve sapere perché bisogna assolutamente porre rimedio, perché non possono esistere zone franche dove la dignità non è di casa.

È per questo che la Flai Cgil, il sindacato dell’agroindustria, è tornata a Borgo Mezzanone, nel foggiano, la più grande baraccopoli d’Italia, con una delegazione del parlamento europeo, i componenti della commissione Lavoro, e i vertici del sindacato europeo Effat. Un’iniziativa pensata unitariamente, con i sindacati Fai e Uila, per mostrare gli esiti drammatici dello sfruttamento, del lavoro nero, del sistema degli appalti e dei subappalti e delle normative sull’immigrazione e sul lavoro.

Toccare con mano

Giuseppe Chiantera ufficio stampa Flai Cgil

“Un conto è sapere che cosa è Borgo Mezzanone, leggere, vedere foto e video di come si vive lì dentro e un altro è andarci, toccare con mano, guardare con i propri occhi le persone che sono lì – racconta Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai, che nel ghetto interviene quotidianamente e gestisce un ufficio sindacale di prossimità per garantire diritti e tutele ai braccianti residenti -. Stiamo parlando di un insediamento informale che nel periodo di picco conta 5 mila abitanti e che oggi ne ospita circa 2 mila. Un ghetto dove il Pnrr doveva e poteva intervenire ma a cui non è stata data alcuna risposta”.

Acqua con regolarità

Dopo l’intervento del sindacato che ha sollecitato la prefettura, adesso le autobotti riforniscono di acqua Borgo Mezzanone con regolarità. Nella sede Flai si tengono corsi di lingua, si offre assistenza legale ai lavoratori migranti, perché il primo problema sono i documenti, senza i quali è impossibile anche trovare un alloggio decente, c’è una biblioteca. Ma le condizioni, lì, non sono dignitose.

“Durante le nostra visita pioveva, vi lascio immaginare le condizioni delle strade di terra e degli alloggi di lamiera quando cade una pioggia battente – prosegue Guaraldi -. I visitatori sono rimasti scioccati: anche se sai cos’è un ghetto, non capisci la portata della vergogna finché non lo vedi”.

Una direttiva vincolante

Li Andersson, Chiara Gemma, Estelle Ceulemans, Isabelle Le Callenec della commissione Lavoro, Enrico Somaglia, segretario Effat, hanno toccato con mano le brutture che nascono dallo sfruttamento, alcuni le conoscevano già.

“L’Europa deve agire prontamente con una direttiva vincolante contro il caporalato e il subappalto abusivo, rendendo la condizionalità sociale il centro della politica agricola comune – afferma Andrea Coinu, responsabile esteri del sindacato dell’agroindustria -: i sussidi vadano solo a chi rispetta i contratti. Superare le baraccopoli è possibile solo attraverso un'azione coordinata tra Ue e Stati che garantisca trasporti regolari e alloggi dignitosi, trasformando l'integrazione da emergenza a diritto strutturale”.

Giuseppe Chiantera ufficio stampa Flai Cgil

Non più invisibili

La prima tappa è stata Casa Sankara a San Severo, un esperimento realizzato con i fondi Ue per il superare il gran ghetto di Rignano. Gestito da un’associazione, oggi accoglie 500 lavoratori migranti a cui ha dato un’accoglienza più dignitosa, con attività di autoproduzione, formazione, ricollocamento.

“La marcia degli invisibili che abbiamo fatto il 28 marzo scorso a Roma durante la manifestazione No Kings ci ha portato fin qui – conclude Guaraldi -, perché vogliamo e dobbiamo combattere la condizione di invisibilità a cui si vogliono ridurre questi lavoratori”.