“Centinaia di lavoratori, la stragrande maggioranza impiegati nel settore agricolo, che devono rinnovare il permesso di soggiorno e aspettano per più di un anno e mezzo; decine di giornate di lavoro perse nella speranza di avere notizie e vedersi invece sbattere una porta in faccia. Succede all’Ufficio immigrazione della Questura di Anzio, dove i tempi di attesa si aggirano in alcuni casi fino a due anni. Come ci raccontano i lavoratori che si rivolgono a noi, lavoratori agricoli che tra l’altro attendono il rinnovo del contratto naizonale, scaduto a dicembre 2025, e che conterrà le giuste tutele per tutti i lavoratori, anche stranieri, che rappresentano il motore del settore primario nella nostra regione”. Lo denuncia in una nota Stefano Morea, segretario generale della Flai Cgil Roma e Lazio.

Stefano Morea, segretario generale Flai Cgil Roma Lazio

“Tempi lunghi di attesa – spiega la Flai – per pratiche che non hanno problemi, richieste di rinnovo del permesso di soggiorno che restano in lavorazione senza alcun rispetto dei tempi dettati dalla stessa legge. E in alcuni casi, proprio quello che dovrebbe essere un luogo sicuro si trasforma in un luogo dove vengono calpestati dignità e diritti, con una totale mancanza di rispetto da parte di chi rappresenta lo stato in quel momento. Questi ritardi provocano una serie di altri diritti negati: i datori di lavoro dopo un anno e mezzo che rinnovano il contratto di lavoro agricolo iniziano a diffidare e a non assumere più quegli stessi lavoratori; per chi ha figli l’Inps blocca l’assegno unico fino a quando non si presenta il permesso di soggiorno rinnovato, con la conseguente difficoltà a far poi sbloccare gli importi accumulati. Stesso vale per la disoccupazione agricola”.

“I lavoratori – prosegue Morea – vengono penalizzati da ogni punto di vista, il tutto per responsabilità di una macchina amministrativa che non funziona. Si tratta di una situazione insostenibile che sta creando fragilità lì dove già ce ne sono, andando ad alimentare un esercito di ‘impresari’ e ‘facilitatori’ che sulle mancanze dello Stato fanno soldi offrendo le loro intermediazioni per far rilasciare i permessi di soggiorno”.

“Siamo stanchi – conclude Morea – e paradossalmente dovremmo denunciare proprio chi è deputato a raccogliere una denuncia. È inaccettabile chiedere il rinnovo di un documento e attendere più di un anno, non avere informazioni; non è più sopportabile la totale mancanza di rispetto dei tempi e della dignità di chi cerca faticosamente di arrivare a fine mese lavorando nei campi dell’agro romano”.