Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Lecce

Operai in cig tornano in servizio, ma il pagamento non arriva

Foto: Pixabay
  • a
  • a
  • a

La denuncia della Fiom: "Alla scadenza naturale delle retribuzioni, i dipendenti della Supermonte non vengono pagati: si ritrovano il cedolino dell'Inps per i giorni di cassa integrazione e nessuna busta paga per il lavoro svolto in azienda"

Arriva la piccola commessa e l’azienda richiama al lavoro i dipendenti in cassa integrazione. Ma senza pagarli. Accade in provincia di Lecce, a Leverano, nello stabilimento della Supermonte, azienda specializzata nella produzione di contenitori in acciaio inossidabile per lo stoccaggio e il trasporto di birra, olio e vino. I lavoratori sono allo stremo: domani, 3 agosto, la Fiom Cgil ha proclamato 8 ore di sciopero. “La situazione è ormai insostenibile”, spiega il segretario generale della Fiom Cgil Lecce, Ciro Di Gioia. “Alla totale incertezza sulle prospettive aziendali e alle tribolazioni che i lavoratori stanno affrontando ormai da anni, si aggiunge di fatto il lavoro a chiamata non retribuito o pagato con notevole ritardo”.

Lavoro a chiamata non retribuito

Ormai da diverso tempo, i 48 operai della Supermonte sono tutti in cassa integrazione ordinaria e lavorano con un orario ridotto. Di fronte alle piccole commesse che di volta in volta riceve, la direzione aziendale comanda a lavoro il personale necessario. Fin qui tutto normale. Il problema è che alla scadenza naturale delle retribuzioni, i dipendenti non vengono pagati: si ritrovano il cedolino dell’Inps per i giorni di cassa integrazione e nessuna busta paga per il lavoro svolto in azienda. “L’atteggiamento dell’azienda calpesta la dignità dei lavoratori e non tiene in alcun conto le difficoltà e le preoccupazioni che vivono i suoi dipendenti”, dice Di Gioia. “Da alcuni mesi la direzione aziendale spiega ai lavoratori che non è nelle condizioni di erogare gli stipendi, adducendo una serie di motivazioni non documentate”.

Paradosso e impegni non mantenuti

Ai lavoratori, già senza prospettive future e sfiniti economicamente e psicologicamente, si chiede dunque di lavorare quando c’è bisogno, senza però essere retribuiti o di aspettare per mesi. Il paradosso è che gli operai trovano conveniente stare a casa in cassa integrazione (con il pagamento diretto dell’Inps), piuttosto che andare in fabbrica a lavorare. Il 25 luglio, nella sede di Confindustria, è stato messo a verbale che l’azienda avrebbe erogato gli stipendi di maggio e giugno, ma in queste ore nelle tasche dei dipendenti, e non di tutti, sono arrivate le retribuzioni del solo mese di maggio. “La proprietà, inoltre, da oltre un anno annuncia in tutte le sedi l’imminente presentazione di un piano industriale per il rilancio dell’azienda, in grado di dare una prospettiva occupazionale di lungo termine. A questa situazione insostenibile è necessario porre fine definitivamente”.