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Bat

Il caro carburante ferma la pesca

Ropes in Nusfjord fishing village, Lofoten
Foto: Igor Trepeshchenok
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"Subito misure straordinarie di integrazione salariale". La richiesta è della Flai Cgil territoriale, a seguito della situazione delle marinerie del territorio: pescherecci ormeggiati, perché non conviene uscire in mare.

“Ciò che sta accadendo da quasi una settimana nelle marinerie, anche nella Bat, è qualcosa di molto preoccupante e che necessita di risposte immediate da parte delle Istituzioni”. Lo dice il segretario generale della Flai Cgil Bat, Gaetano Riglietti, commentando la situazione che stanno vivendo i pescatori che decidono di tenere ormeggiate le proprie imbarcazioni, piuttosto che uscire in mare, con tutti i rischi annessi e connessi, e rientrare a casa con “una zuppa di pesce e qualche decina di euro”, come riferito da un pescatore di Barletta in un’intervista rilasciata a una tv locale.

“Il prezzo del carburante ha raggiunto soglie improponibili, più del doppio in poche settimane, a ciò si aggiungano poi tutti gli altri costi, tra cui quello della manutenzione delle imbarcazioni che mettono nelle condizioni un settore di essere sempre più alla deriva. La pesca, lo ricordiamo, nella Bat rappresenta un settore fondamentale per l’economia locale, in un territorio in cui 4 comuni su 10 sono bagnati dal mare”, aggiunge il dirigente sindacale.

“La situazione europea legata alla guerra in Ucraina non può abbattersi come uno tsunami sull’economia nazionale e locale senza che nessuno muova un dito. Non è possibile che, come sempre, tutto ricada sulle spalle di chi lavora. È necessario che il Governo e i ministeri competenti intervengano il più rapidamente possibile per dare sostegni concreti al settore, finanziando misure economiche straordinarie per tutelarne l’occupazione in questo drammatico momento e di dare piena attuazione allo strumento della Cisoa, perché diventi l’ammortizzatore realmente efficace per tutto il comparto già poco attrattivo in generale per le nuove generazioni. La mancanza d'interventi non sarebbe altro che un altro motivo per ostacolare il già risicato ricambio generazionale. Gli aiuti servirebbero dunque a fare in modo che questo antico mestiere non muoia definitivamente”, conclude il sindacalista.