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Il tema

Smart working, ecco come contrattarlo

Paolo Andruccioli
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L'analisi e le proposte della Cgil sui possibili sviluppi del lavoro agile. Per la segretaria confederale Tania Scacchetti "ci vogliono regole precise, ma non possiamo affidare tutto alla legge. Serve un mix positivo tra legislazione in materia e contrattazione"

Durante la pandemia, con il boom obbligato del lavoro da remoto, si sono sviluppate varie esperienze. Ma più che lavoro agile o smart working, spiega la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, si sono realizzare esperienze di lavoro a domicilio. Ora il problema che si pone è duplice. Da una parte si tratta di cogliere le sollecitazioni positive che ci sono state nelle aziende e tra i lavoratori a proposito di conciliazione dei tempi di vita con i tempi del lavoro. Dall'altra è evidente la necessità di ripensare i modelli organizzativi per regolare l'equilibrio tra lavoro in presenza e lavoro da remoto, a seconda dei diversi settori produttivi e dei servizi.

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Per far questo serve una legge onnicomprensiva? Secondo Tania Scacchetti la risposta deve trovarsi in un mix positivo tra norme e contrattazione. Sarebbe cioè sbagliata una legge pesante che soffochi gli spazi della contrattazione sindacale. Accanto a questo è arrivato anche il momento di chiarire il quadro delle problematiche relative alla privacy, all'utilizzo dei dati personali e al diritto alla disconnessione.