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La mobilitazione

La protesta dei servizi ambientali: l'8 novembre è sciopero

Foto: Peter Heeling (www.skitterphoto.com)
E.D.N.
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Stop su tutto il territorio nazionale per l'intero turno. I sindacati: "Rotte le trattative per il rinnovo a causa dei datori, ma i lavoratori in prima linea contro la pandemia meritano il contratto". Le richieste

I lavoratori dei servizi ambientali, da troppo tempo senza contratto, hanno deciso di reagire: lunedì 8 novembre sarà sciopero su tutto il territorio nazionale. Lo proclamano Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, per l'intera giornata di lavoro.

Così i sindacati spiegano l'astensione: "La protesta è dovuta alla rottura delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore. Rottura - specificano - di cui sono responsabili le parti datoriali che, dopo aver perso tempo lasciando che ben 27 mesi trascorressero dalla scadenza del ccnl, hanno poi posto condizioni inaccettabili di fatto mettendoci nelle condizioni di non poter proseguire".

Un comportamento grave, soprattutto se consideriamo che le lavoratrici e i lavoratori dei servizi ambientali hanno atteso pazientemente che passasse la fase più acuta della pandemia per rivendicare i loro diritti. Non si sono mai fermati, svolgendo il loro lavoro diventato ancora più delicato e per certi versi più rischioso con l'emergenza sanitaria.

"Non possiamo accettare le richieste datoriali - aggiungono le sigle -, riassumibili in flessibilità estrema sull'organizzazione del lavoro attraverso il sistema degli orari; ridimensionamento del sistema delle relazioni industriali per privare i lavoratori della rappresentanza e della partecipazione all'interno dell'azienda; precarizzare i rapporti di lavoro soprattutto per lavoratori part-time; eliminare totalmente il limite massimo dei lavoratori part-time presenti in azienda; legare la parte economica esclusivamente agli indici inflattivi e alle dinamiche del corrispettivo economico del committente all'azienda; mancato riconoscimento delle professionalità dei lavoratori addetti agli impianti".

Per i sindacati non si può prescindere da una serie di richieste: "Ccnl unico e di filiera attraverso l'allargamento del campo di applicazione verso gli impianti di riciclo; rafforzamento delle relazioni industriali attraverso un sistema maggiormente partecipativo dei lavoratori; evoluzione delle condizioni di lavoro per tutelare la salute degli operatori; sviluppo delle norme sul mercato di lavoro e dei processi di formazione continua; miglioramento in maniera armonica della classificazione del personale; perfezionamento degli articoli contrattuali relativi ai lavoratori degli impianti; esigibilità contrattuale della clausola sociale; accordo economico che non tenga conto solo delle percentuali inflattive e che sviluppi maggiormente il welfare contrattuale e le varie indennità".

"Invitiamo le istituzioni competenti e l'utenza - concludono Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel - a comprendere le ragioni di questo sciopero: non è possibile pensare ai servizi ambientali solo quando e dove non funzionano come dovrebbero. Si tratta invece di un settore strategico, che sarà valorizzato dagli investimenti europei legati al Pnrr. Consapevoli di questo, andremo avanti con la vertenza finché non raggiungeremo un esito positivo".