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La protesta

Padova, sciopero alla Lima Eusider: disdetta dell'integrativo nonostante il raddoppio del fatturato

Foto: Stefano Carlucci
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Un taglio di 4 mila euro all'anno per decine di operai, mentre Eusider ha profitti per 700 milioni di euro. Una decisione iniqua, presa dalla direttrice, Maria Anghileri, che è anche vice presidente giovani imprenditori di Confindustria, ma sembra non tenere in alcun conto la professionalità e il diritto alla giusta retribuzione dei propri dipendenti

8 ore di sciopero oggi per i lavoratori della Lima Eusider di Albignasego, provincia di Padova, con presidio fuori dallo stabilimento. La protesta contro l’azienda che ha deciso unilateralmente di disdettare la contrattazione di secondo livello presente a partire da luglio. Un diktat che costerà agli operai del sito di Padova circa 4 mila euro l'anno, fra maggiorazioni, premi di produzione, incidenza di retribuzione per chi lavora a turni.  Una decisione gravissima, sottolinea la Fiom provinciale, se si pensa che la direttrice operativa del gruppo, Maria Anghileri dal 2020 è Vice Presidente nazionale Giovani Imprenditori di Confindustria: evidentemente, scrive il sindacato, per chi rappresenta la categoria non è importante rispettare il ruolo e la professionalità degli operai e garantirgli una giusta retribuzione. Eppure, osservando i bilanci, si scopre che Eusider ha raddoppiato il proprio fatturato in 5 anni.

La decisione della disdetta è stata comunicata il 18 marzo scorso e portata avanti nonostante lo sciopero degli straordinari e i molteplici incontri con i sindacati.

Lo stabilimento e la forza lavoro presente sono stati acquisiti dal Gruppo Eusider attraverso la controllata Lima Eusider di Desio nel 2018 e gli accordi tuttora in vigore sono un’eredità della precedente proprietà, il gruppo Marcegaglia Carbon Steel, che deteneva l’ex Fonsidera dal 1997.

Il lavoro degli operai del sito padovano, specializzato nella rilaminazione a freddo di prodotti piani di basso spessore in acciaio al carbonio, ha permesso in questi anni l’ampliamento della gamma di offerta del gruppo, rafforzando la produzione dello stabilimento Lima di Desio, assorbito nell’agosto del 2015.

La perdita di circa 4 mila euro l'anno che deriva da questa disdetta, giustificata come necessità di armonizzazione fra tutti i dipendenti, dipende dal fatto che la contrattazione di secondo livello presente per i dipendenti del gruppo Eusider è nettamente peggiorativa rispetto a quella esistente in Marcegaglia.

"Per capire di cosa stiamo parlando - scrive la Fiom del territorio in una nota - è utile conoscere anche la situazione generale in cui questa decisione si innesta".

"L’Eusider spa è un gruppo costituito da 8 società, 6 in Italia (Eusider SpA, Metaltubi Srl, Iron Service Srl, Lima Eusider Srl, Comal Ferlatta SpA, Eusider Inox Srl) e 2 all’estero (Estsider in Serbia e Eu Metal in Turchia) la cui proprietà è al 100% della famiglia Anghileri che gestisce direttamente il gruppo. L’Eusider spa ha il controllo di ciascuna società, al fine di governarne la gestione di tutte le società e gli stabilimenti.

Il colosso dell'acciaio della famiglia Anghileri è il secondo gruppo siderurgico privato d'Italia con circa 700 milioni di fatturato.

Maria Anghileri, direttrice operativa della Lima Eusider, figlia e nipote dei fondatori dell’azienda lecchese sul mercato dal 1979, è anche Vice Presidente Nazionale Giovani Imprenditori di Confindustria dal 2020 con delega alla Cultura di Impresa e Politiche Industriali. Questo ci spinge ad una riflessione su quanto poco sia importante per chi rappresenta gli imprenditori del nostro Paese rispettare il ruolo e la professionalità degli operai garantendo loro una corretta retribuzione e i diritti acquisiti in anni di lavoro.

Nel 2015 il gruppo Eusider ha chiuso l’anno con un fatturato di 350 milioni di euro mentre nel 2020 ha registrato un fatturato di 700 milioni: in pratica, in 5 anni, gli Anghileri hanno raddoppiato il proprio fatturato, ma la conseguenza di questa esponenziale crescita, realizzata soprattutto attraverso il lavoro di centinaia di operai, non è una redistribuzione degli utili o dei premi di produzione per i propri dipendenti. La posizione degli Anghileri è che c’è bisogno di risparmiare sulle “spese”, arrivando a tagliare gli stipendi dei propri dipendenti. Quasi 160 mila euro distribuiti fra 30 famiglie a fronte di 700 milioni per una sola famiglia".

“L’azienda non ha aperto spiragli per trattare, continua per la strada della disdetta e noi chiediamo che si apra un confronto sulle differenze salariali presenti che necessariamente tengano conto della contrattazione preesistente perché non è possibile che a fronte di una condizione di crescita esponenziale del Gruppo l’unica scelta sia quella di arrivare a tagliare gli stipendi di lavoratori che si sono sempre spesi per garantire la continuità produttiva anche in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando. Siamo al fianco dei lavoratori, come sempre, perché venga riconosciuto il loro valore e i loro diritti”, ha dichiarato Michele Iandiorio della segreteria della Fiom Cgil di Padova.