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Effetto Covid

Un milione di posti di lavoro in fumo

Foto: Marco Merlini
C.R.
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L'Istat certifica il calo di 945 mila lavoratori nel confronto tra febbraio 2021 e 2020. Tutti pagano dazio: uomini e donne, dipendenti e autonomi, di ogni classe d'età. Cgil: “Confermare tutte le misure di protezione sociale fino a fine della pandemia è l'imperativo”

Le macerie che la pandemia ha lasciato sul terreno del mercato del lavoro italiano vengono oggi (6 aprile) certificate dall'Istat: quasi un milione di posti di lavoro sono andati persi tra il febbraio 2020 e lo stesso mese di quest'anno. Secondo la ricognizione su occupati e disoccupati dell'Istituto di statistica, infatti, al momento ci sono 945 mila lavoratori in meno rispetto al pre-covid, con l'aggravante di oltre 700 mila inattivi in più: gente che un lavoro nemmeno lo cerca.

“A febbraio l'occupazione torna a stabilizzarsi, interrompendo il trend negativo che, tra settembre 2020 e gennaio 2021, ha portato alla perdita di oltre di 410 mila occupati; dopo due mesi di forte aumento, cala leggermente il numero di disoccupati”, si legge nel report. Ma il danno è già fatto: “La diminuzione degli occupati ha riguardato uomini, donne, lavoratori dipendenti, autonomi e tutte le classi d'età. Parallelamente sono cresciuti i disoccupati (+21 mila) e, soprattutto, gli inattivi, di oltre 700mila unità. Rispetto a febbraio 2020, il tasso di occupazione è più basso di 2,2 punti percentuali e quello di disoccupazione è più alto di 0,5 punti".

La situazione, insomma, è drammatica. I dati positivi riguardano solo l'andamento di febbraio rispetto a gennaio. Nella variazione mensile, gli occupati sono sostanzialmente stabili, mentre scendono lievemente i disoccupati e gli inattivi.. Per l'Istat, però, "le ripetute flessioni congiunturali dell'occupazione" che dall'inizio dell'emergenza covid hanno caratterizzato il mercato del lavoro si vedano ancora chiaramente nel "crollo dell'occupazione rispetto a febbraio 2020”.

A pagare dazio sono tutti. La diminuzione coinvolge infatti uomini e donne, dipendenti (590mila) e autonomi (355mila) e tutte le classi d'età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali". Nell'arco dei dodici mesi, crescono le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).

“L’emergenza sanitaria in atto da più di un anno porta il suo conto sul fronte dell’occupazione. I dati diffusi oggi dall'Istat, alcuni dei quali drammatici, dovrebbero convincere anche i più scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. Il calo degli occupati, per Scacchetti, è “drammatico” e “rende del tutto insignificante il fatto che l'occupazione nei primi due mesi del 2021 sia rimasta sostanzialmente stabile”

La Cgil evidenzia poi il dato riferito al tasso di inattività, “che ci riporta ai dati di metà 2016”. “Nella consapevolezza che il Piano nazionale dei vaccini non produrrà nel breve termine un rimedio a tali dati – sostiene Scacchetti – occorre uno sforzo di solidarietà nazionale che metta in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie. Serve un nuovo e importante impegno da parte del governo affinché non ci si trovi letteralmente disarmati all’arrivo delle risorse europee”. Per questo, conclude, “confermare oggi e fino all’uscita della fase pandemica tutte le misure di protezione sociale è il vero imperativo”.