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Castellammare di Stabia

Meridbulloni, la lunga protesta contro la chiusura

Foto dalla pagina facebook Resistenza Meridbulloni
Emanuele Di Nicola
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Gli 80 lavoratori hanno passato Natale e Capodanno in presidio, contro lo spostamento della produzione al Nord, operai compresi. Fiom: "Riaprire subito e restare a Castellammare". Dalla città gara di solidarietà

Hanno passato Natale e Capodanno in presidio davanti ai cancelli, gli 81 lavoratori della Meridbulloni di Castellammare di Stabia. È il culmine di una protesta iniziata lo scorso 18 dicembre: il giorno che l'azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento siderurgico di via De Gasperi, con il trasferimento dei lavoratori nel Nord Italia. Gli addetti e le loro famiglie si sono ritrovati davanti a una scelta: spostarsi in un'altra regione o rinunciare al proprio posto. Le ottanta persone sono in cassa integrazione fino a giugno: dopo potranno riavere la loro occupazione solo se accettano il trasferimento, a Torino o Milano.

A quel punto è partita la mobilitazione dei lavoratori, che viene testimoniata quotidianamente dalla loro pagina facebook Resistenza Meridbulloni. Mentre gli uomini sono rimasti in presidio permanente, con qualsiasi condizione climatica, è scattata una gara di solidarietà: gli operai della Whirlpool si sono recati davanti ai cancelli della fabbrica per portare la vicinanza ai loro colleghi, regalando anche giochi e dolci ai figli dei lavoratori in occasione del Natale. Allo stesso modo i tifosi della Juve Stabia hanno trasmesso il loro sostegno attraverso una rappresentanza. Il presidio prosegue a turni, sia di giorno che di notte.

A fare il punto con Collettiva è Antonio Santorelli della Fiom di Napoli, responsabile dell'area Torrese-Stabiese. "L'azienda ha fatto una scelta non di ordine industriale o finanziario - esordisce -, ma si tratta di una scelta regionale: vuole spostare la produzione al Nord e pensa di farlo trasferendo gli uomini, che ritiene merci". I sindacati aspettavano la presentazione di un piano industriale lo scorso 18 dicembre: al contrario, la proprietà si è presentata comunicando la chiusura e la proposta dei trasferimenti. 

"C'è stata una seconda riunione - riferisce Santorelli -, al momento l'azienda è inamovibile. Da parte nostra, noi chiediamo una cosa semplice: riaprire e riavviare le produzioni mantenendole a Castellammare". La Fiom, con le altre sigle, ha messo in piedi iniziative in prefettura e Regione: è stato aperto un tavolo con il ministero dello Sviluppo, che finora ha ascoltato solo l'azienda. Nel frattempo la solidarietà non si arresta: "In tanti si sono dimostrati vicini agli operai della Meridbulloni, per esempio quelli di Fincantieri o della Alenia di Nola. Ma la cosa più importante è stata la vicinanza della città". I lavoratori hanno passato tutte le feste davanti alla loro azienda, conclude il sindacalista: "Resteranno lì finché non si chiude la partita".