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La mobilitazione

Quattro ore di braccia incrociate

Foto: Marco Merlini
R.L.
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I lavoratori di Enel distribuzione sono pochi, troppo pochi per garantire un servizio essenziale. È il giorno dello sciopero generale indetto da Filctem Cgil, Cisl Reti, Uiltec

Essenziali anche loro, hanno risposto alle chiamate che segnalavano guasti della rete elettrica, mentre noi eravamo confinati in casa sono intervenuti per garantire il funzionamento di frigoriferi e computer. Ma anche dei respiratori e delle attrezzature delle terapie intensive e degli ospedali. E sono davvero troppo pochi. Sono 15mila i dipendenti di E-distribuzione, azienda dell’Enel che gestisce la rete elettrica in concessione dallo Stato. E allora qualità e diritti del lavoro, precondizione per garantire qualità del servizio dovrebbero essere garantiti. Non chiedono soldi, chiedono assunzioni.

Negli ultimi anni in tanti sono andati in quiescenza, dal 2015 al 2019 la differenza tra pensionamenti e assunzioni porta a circa 3.900 posti di lavoro in meno. Il risultato è che oggi i carichi di lavoro per chi svolge mansioni delicate e assai qualificate sono assolutamente eccessivi. L'azienda risponde alla mancanza di personale con un ricorso quasi estremo degli straordinari - si raggiungono picchi anche di 900 ore l’anno - a cui si aggiunge la volontà di allargare a dismisura il territorio su cui il singolo addetto dovrebbe effettuare il turno di reperibilità e il tentativo di allargare il tempo di lavoro attraverso gli orari sfalsati. E poi, pur di non assumere, aumentando la quantità di lavoro esternalizzato.

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R. L.

Dati e date che raccontano di un Paese vitale e di una scommessa da vincere. Nel 2019 ben l'88 per cento della produzione è di provenienza italiana, di cui più di un terzo da fonti rinnovabili. E c'è grande attesa per il 2025, anno in cui è previsto il definitivo abbandono del carbone

Ora, è noto a tutti che quantità di salario e diritti di chi presta opera per ditte in appalto sono più bassi e precari. Ma anche per i cittadini e le cittadine le cose non vanno tanto bene. Saper compiere manovre sull’alta tensione presuppone una professionalità che non si improvvisa. E allora il rischio è che il lavoro in appalto sia meno efficiente ed efficace di quello compiuto da chi lo svolge da anni. Non sarà dovuto al caso cinico e baro se dal 2018 al 2019 sono aumentate sia il numero delle interruzioni, passando da 1.8 a 1.9, che i minuti di interruzione da 47,2 a 48,45. Ma soprattutto, ricordano i segretari generali delle tre categorie che hanno indetto lo sciopero: “La scelta di esternalizzare compiti tanto rilevanti come gli interventi sulla media tensione mette a rischio la sicurezza dei lavoratori in appalto”. E contemporaneamente il sapere e la professionalità maturate in azienda con il tempo rischiano di depauperarsi.

Ma c’è un’altra questione che sta a cuore alle organizzazioni sindacali, e che dovrebbe essere dirimente anche per lo Stato che affida in concessione un bene pubblico. Gli investimenti fatti all’estero dall’azienda ammontano a 7.525 milioni di euro, altrettanti si spera in Italia. E invece no. Sono assai meno della metà, arrivano infatti solo a 2.422 euro, ma con queste "poche" risorse diventa difficile, sostengono le organizzazioni sindacali, garantire una vera efficiente ed efficace transazione energetica. È per questo che tra le richieste vi è quella che “l’azienda riporti l’Italia al centro della propria azione economica visto, che è nata ed è sostenuta da capitali italiani”.

Lo sciopero è lo strumento che organizzazioni sindacali e lavoratori posseggono per farsi ascoltare. Dopo oltre un mese di blocco degli straordinari e di assemblee che hanno visto la partecipazione di quasi l’80% degli addetti, oggi (19 novembre) è sciopero generale di 4 ore: “Stanchi della situazione che da tempo stanno patendo i tanti lavoratori – dicono le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Flaei Cisl, Uiltec Uil - e visto il perdurare dell’indifferenza aziendale rispetto alle problematiche presenti, scioperare è stata la scelta obbligata, non per avanzare richieste economiche, ma per difendere un servizio pubblico essenziale nell’interesse generale del Paese”.

“Il rischio – proseguono i massimi rappresentati delle tre organizzazioni sindacali – è che scelte sbagliate, che nulla hanno di industriale, finiscano per favorire soltanto il business a scapito del servizio elettrico del Paese. Nonostante la carenza di personale, i lavoratori e le lavoratrici di E-Distribuzione si sono fatti carico di questo servizio essenziale, nel silenzio e nel disinteresse generale, in primis della politica. Questo non può perdurare”.