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L'intervista

Mobilitati per un servizio di qualità

Elettrodotto © Marco Merlini Roma, 2 maggio 2020 Traliccio elettrico
Foto: Marco Merlini
Roberta Lisi
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Ilvo Sorrentino, segretario nazionale della Filctem, spiega le ragioni dello sciopero generale dei lavoratori e delle lavoratrici di Enel distribuzione

 

Ilvo Sorrentino, segretario nazionale della Filctem Cgil, i lavoratori e le lavoratrici che hanno assicurato e assicurano l’energia elettrica nel Paese e nelle case sono essenziali.

È così: lo hanno dimostrato durante il lockdown, lo continuano a dimostrare in questa fase critica. Proprio in questo momento i lavoratori dell’Enel distribuzione vivono una condizione di grossa precarietà. L’azienda ha manifestato la volontà di esternalizzare un'attività importante come le manovre, dall’altra parte continuano a voler mettere in campo dei piccoli espedienti che tendono a non dare soluzioni di prospettiva, intervenendo sullo sfalsamento degli orari e la reperibilità di zona, che ovviamente sono palliativi rispetto al problema centrale, la copertura degli organici. In Enel continuano a non sostituire le persone che sono andate in pensione tentando di appesantire i carichi di lavoro o, appunto, esternalizzando attività. E rispetto al servizio c’è una criticità non di poco conto.

Enel  distribuzione da un lato vorrebbe esternalizzare una parte delle attività cuore dell’azienda, come gli interventi sulla media tensione. Dall’altro estendere la quota di territorio da affidare a ciascun lavoratore reperibile.

Una contraddizione coerente. Con poco vogliono provare a governare questa fase. L’altra cosa che ci preoccupa è la somma di quanto prevede la legge 177 (quella che prevede l’esternalizzazione dell’80% dei lavori in concessione ma al momento rinviata al 2021 n.d.r.) con la volontà di esternalizzare i lavori di manovra. Si moltiplicano aziende che hanno nei Consigli di amministrazioni persone che arrivano dal settore e che possono giocare una forte concorrenza. Questo preoccupa noi e i lavoratori: quali prospettive ci sono a media e lunga scadenza per Enel distribuzione? Per altro si parla molto, e giustamente, di transizione energetica. Senza una rete adeguata e implementata da investimenti che le consentano di essere “intelligente” si possono moltiplicare gli autoproduttori, ma se non è possibile immettere questa energia nella rete è tutto inutile. Esiste, quindi, la necessità di fare investimenti e di avere la garanzia dell’efficienza del servizio. Tutto questo non è possibile senza un organico adeguato.

Esternalizzazioni e appalti: la partita si gioca o sembra giocarsi sulla riduzione del costo e dei diritti di lavoratori e lavoratrici?

Sì. Il timore del sindacato, infatti, è che alla fine la transizione venga pagata dai lavoratori e dalle lavoratrici. Più si esternalizza, più il costo del lavoro si abbassa e sappiamo quanto il sistema degli appalti pesi nella riduzione di salario e diritti. Le manovre per noi sono materia esclusiva, che devono rimanere in capo alle professionalità cresciute in azienda. Ma c’è anche una questione di sicurezza: la garanzia formale sulla sicurezza e i relativi investimenti che fanno le ditte in appalto non sempre, per usare un eufemismo, sono adeguate e al livello delle ditte appaltatrici.

Se Enel riuscisse a esternalizzare quanto rischierebbero il Paese e i lavoratori rispetto alla sicurezza ma anche alla qualità del servizio?

Rischieremmo e rischierebbero moltissimo. In questo Paese tutti esprimono la volontà di nazionalizzare la banda larga perché è un servizio essenziale. L’energia elettrica non lo è? Questi lavoratori sono coloro che hanno garantito che funzionassero e funzionino le terapie intensive e i reparti ospedalieri, che chi è a casa in smart working possa accendere il pc e lavorare. Cosa c’è di più essenziale e strategico di tale settore? Se, appunto, mettiamo insieme esternalizzazioni, questioni delle concessioni idroelettriche ancora non risolte, l’entrata in vigore della legge 177 esiste il rischio che l’intero settore, frammentato e “delocalizzato”, possa andare in crisi. Si perderebbero contemporaneamente la “missione” che aziende storiche come Enel garantiscono, ma anche la professionalità dei lavoratori. Quello dell’energia è un settore strategico per la sopravvivenza del Paese, per la produzione industriale, per la transizione da fonti fossili a rinnovabile. Quali garanzie abbiamo se si esternalizza?

Siamo in piena seconda ondata della pandemia. La sicurezza dei lavoratori deve essere una priorità, per Enel lo è? E per le aziende in appalto?

La sicurezza per Enel è importante, il tema di fondo è che, secondo noi, in questa fase è necessario avere molta più attenzione. Pensiamo che, sia per quanto riguarda gli appalti, sia per quanto riguarda le aziende che hanno le concessioni in questo momento, la sicurezza deve diventare sempre più centrale. Si può fare ancora di più e meglio.

Infine lo sciopero. Nelle scorse settimane quello degli straordinari, oggi i lavoratori e le lavoratrici incroceranno le braccia per quattro ore. Perché questa scelta?  

Voglio chiarire innanzitutto che il servizio viene comunque garantito, lo prevede un accordo contrattuale e ci tengo a ribadirlo. Sciopereranno tutti quelli che non sono impegnati a rispondere alle chiamate per eventuali ripristini di servizio. Detto questo, siamo arrivati allo sciopero perché avevamo chiesto a Enel di non accelerare la scelta delle esternalizzazioni e dell’aumento dei carichi di lavoro proprio in questa fase così delicata per tutti. Non ci hanno ascoltato e sono andati dritti per la loro strada. L’unico strumento che ci è rimasto è stato chiamare allo sciopero i lavoratori. L’azienda deve capire che solo consolidando gli organici, rispetto agli introiti che il settore distribuzione realizza e agli investimenti che dovrebbe realizzare in Italia, si può garantire la qualità del servizio e la crescita dell'azienda stessa. La mobilitazione deve servire a questo, per garantire qualità del lavoro, sicurezza e prospettiva a chi oggi è dipendente di Enel distribuzione. E contemporaneamente per offrire le stesse garanzie e opportunità a chi oggi lavora in appalto.

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