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Industria

Metalmeccanici, gli scioperi non si fermano

Foto: Fiom Cgil Imola (da Facebook)
Marco Togna
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Stop spontanei in tutta Italia per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale, dopo la rottura delle trattative. Re David (Fiom Cgil): “La decisione di Federmeccanica di bloccare i salari è inaccettabile”. Forte la protesta in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Veneto

Continua in tutta Italia la protesta dei metalmeccanici. La rottura delle trattative per il rinnovo del contratto 2020-2022, consumata nel vertice romano tra sindacati e Federmeccanica-Assistal di mercoledì 7 ottobre, sta provocando una forte mobilitazione dei lavoratori. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno indetto sei ore complessive di stop: quattro da tenersi a livello nazionale giovedì 5 novembre e due a livello territoriale per assemblee e iniziative nelle fabbriche. Ma la rabbia del milione e mezzo di addetti del settore è incontenibile, da qui l’ondata di scioperi spontanei che sta interessando aziende di ogni dimensione.

“La decisione di Federmeccanica di bloccare i salari è inaccettabile”, spiega la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David, intervenendo stamani (venerdì 9 ottobre) alla trasmissione Coffee Break su La7. La distanza fra le parti è molto ampia: la piattaforma sindacale prevede una valorizzazione dell’8 per cento sul trattamento economico dei minimi, pari a 145 euro in più per un lavoratore di quinto livello, mentre le aziende non intendono andare oltre il mero adeguamento dell’inflazione a consuntivo.

“Il blocco dei salari da parte di Federmeccanica è precedente al Covid-19”, riprende la dirigente sindacale: “Fin dall’inizio della trattativa, che è aperta dal 5 novembre scorso, Federmeccanica aveva detto che non ci sarebbero stati aumenti salariali nel contratto nazionale, ma solo l’adeguamento all’inflazione che è pari a poco più dello zero per cento, che significa in tre anni circa 40 euro di aumento”. Per Francesca Re David è dunque inaccettabile “pensare che i salari dei lavoratori metalmeccanici, considerati indispensabili durante tutta la fase della pandemia, siano totalmente bloccati e siano tra i più poveri d’Europa”.

Per la Fiom è necessario “rinnovare i contratti nazionali, riconoscere il valore del lavoro e i diritti, e tenere insieme il tema della salute, dell’occupazione e del salario”. La leader sindacale evidenzia anche come “la pretesa che l’impresa sia al centro è assolutamente sbagliata: al centro ci sono l’impresa e i lavoratori metalmeccanici. Le imprese da sole non sanno difendere il sistema industriale del Paese, ma difendono il singolo imprenditore in un progetto che ha portato sempre più in basso la capacità di innovazione di questo Paese”. Da qui, l’esigenza che anche “il governo svolga il proprio ruolo. L’impresa da sola fa l’interesse solo dell’impresa, come dimostra la vertenza Whirlpool che non è in crisi ma vuole lasciare Napoli per fare più ricchezza da un'altra parte”.

Gli scioperi spontanei, si diceva. La lista degli stop è lunghissima (impossibile dare conto di tutte le agitazioni), le maggiori adesioni sono concentrate in Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto. In Emilia Romagna coinvolte tutte le aziende maggiori: Bonfiglioli, Ducati, Lamborghini, Kemet, Carpigiani, Philips Saeco, Toyota, Bredamenarinibus, Carpigiani, Selcom, Cima, Electrolux, Marcegaglia, Bosch, Omso, Titan, Ognibene, Eurotec, Landi Renzo, Leuco, Argo Tractors e tutte le imprese del packaging (come Gd, Ima, Corazza).

In Toscana stop si registrano in Alstom, Leonardo, Thales, Lottomatica, Laika, Esaote, Giusto Manetti Battiloro, Giga Grandi Cucine, Fonderia San Martino, Betamotor, Whirlpool, Denso, Rosss, Nuovo Pignone, Emmeci, Toscana Lamiere, Ciesse, Bertolotti, Knorr Bremse, Scotti Veicoli Industriali, Sabo Ammortizzatori. In Veneto si fermano All.Co, Antonio Carraro, Arcelor Mittal, Bedeschi, Berto's, Carel, Dab Pumps, Electrolux, Fast, Guidolin, Abb Power Grids, Hi-Pe, Itel, Kim-Komatsu, Mp3 Lindab, Ocs, Parker Hannifin Manufacturing, Pavan-Gea, Toffac, Valvitalia, Zf, Zen.

Intensa anche la protesta in Piemonte, dove non c’è provincia che non registri proteste: da Alessandria (Hme, Sct, Graziano, Omt, Inox Prodotti) ad Asti (Trivium), da Novara (Vco, Isringhuasen, Meritor, Lagostina, Perruchini, Praxaire) a Torino (Comec, Ma Chivasso, Baomarc, Idrosapiens, Valeo Pianezza, Perardi e Gresino, Cellino, Farid, Pieffeci, Dana Graziano), da Cuneo (Manitowoc, Valeo, Boma) a Vercelli (Dana Spicer Italcardano).

Lungo anche l’elenco degli scioperi spontanei in Lombardia: tra i tanti, segnaliamo gli stop in Varinelli, Hennecke Oms, Alfacciai, Babcpck, Malvestiti, Fontana, Microtecnica, Beta, Candy, Sabaf, Mehits, Rollon, Agrati, Beretta, Marcegaglia, Modie, Eural Gnutti, SK Wellman, Zf Automotive, Redaelli Tecna, Italacciai, Cembre, Fonderie San Zeno, Marcegaglia, Dalmine Logistic, Camar, Dana Italia, Brema. In Liguria sabato 10 ottobre la mobilitazione riguarderà i colossi industriali di Ansaldo e Fincantieri, mentre nelle Marche si segnalano stop in Elica, Whirlpool e Ariston. Da menzionare, infine, gli scioperi alla Kone di Roma e alla Flowserve di Caserta.