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Covid

Trento, focolaio alla Furlani carni

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Trentadue casi di contagi, un vero e proprio focolaio, alla Furlani carni di Trento. Sulla questione sono intervenute Flai Cgil, Fai Cisl Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti territoriali. Per i sindacati la vicenda “rischia di essere la punta dell’iceberg di una situazione che è fuori controllo non solo sul piano sanitario, ma anche sul rispetto dei contratti e delle condizioni di lavoro. Da anni alcune lavorazioni sono totalmente appaltate in esterno, a società o cooperative che solo formalmente rispettano le norme. Non vengono rispettati orari di lavoro, straordinari, retribuzioni".

Sono contesti in cui per il sindacato è molto difficile entrare e far sentire la sua voce. "Diventa dunque difficile pretendere il rispetto di tutti i protocolli di sicurezza sanitaria, con conseguenze pesanti come quelle che stiamo affrontando adesso”: è l’amara riflessione dei sindacati che fanno appello a Confindustria perché intervenga, magari attraverso un protocollo condiviso a livello provinciale, che obblighi realmente tutte le imprese appaltanti a farsi garanti e ad essere direttamente responsabili, anche economicamente, della corretta applicazione dei protocolli sanitari, del contratto e della corretta retribuzione dei lavoratori. 

Le organizzazioni sindacali chiedono anche una collaborazione alle controparti per pretendere un piano sanitario di gestione oggi e prevenzione da domani in tutto il comparto: “Le condizioni logistiche e ambientali come noto favoriscono la diffusione del virus, quindi in questo comparto serve un’attenzione maggiore con la disponibilità di test sierologici e test rapidi, tracciamento dei positivi e la più ampia copertura possibile del vaccino antinfluenzale”.

Come è facile immaginare, denunciano i sindacati, "è più difficile gestire la prevenzione della salute nei contesti lavorativi più complessi sul piano delle tutele e dei diritti. Una situazione che accomuna tristemente i lavoratori che operano in appalto e sub-appalto, a prescindere dal settore. Più si allunga la catena, più è difficile controllare il rispetto delle norme".

Così anche negli stabilimenti di lavorazione delle carni spesso ai lavoratori in appalto, quasi tutti stranieri, a cui viene imposto di lavorare 11-12 ore al giorno sei giorni in settimana. Accade spesso che non ricevano le giuste retribuzioni perché senza spiegazioni vengono decurtati ferie e permessi mai fruiti, tredicesime e quattordicesime. I lavoratori vengono assunti attraverso il contratto dell’industria alimentare oppure quello dei Multiservizi e svolgono di solito mansioni di facchinaggio, pulizie e raramente altro o alcune operazioni di lavorazione della carne.

“Anche le ditte trentine come nel resto d’Italia appaltano all’esterno parti delle lavorazioni per abbattere i costi così all’interno dello stesso stabilimento i trattamenti e le condizioni di lavoro sono diversi in base al datore di lavoro da cui si dipende. Per noi è difficile avvicinare questi dipendenti esterni perché chi si avvicina al sindacato rischia di essere discriminato e in alcuni casi ci può rimettere anche il posto. Per questa ragione chiediamo a Confindustria di aprire un confronto su questo tema, partendo proprio dalla questione sanitaria fino ad arrivare ai contratti di lavoro”, concludono i sindacati.