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Il caso

Lavoratori sfruttati e in quarantena

Foto: utente
Simona Ciaramitaro
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I tamponi effettuati nel focolaio di Santo Stefano, in Sardegna, rivelano che il Covid-19 ha infettato 25 operatori della struttura, tra i turisti solamente uno è stato trovato positivo. Ancora una volta il tema è quello della sicurezza sul lavoro e, in questo caso, vede interessato chi già era alle prese con altre irregolarità precedentemente denunciate dal sindacato

Sono quasi esclusivamente i lavoratori a essere stati contagiati dal Covid 19 nel resort di Santo Stefano, nell'arcipelago sardo della Maddalena. Oltre 450 i tamponi effettuati, 26 le persone positive e tra loro, secondo quanto riferito dal sindaco Luca Montella, solo uno è un turista, mentre gli altri 25 sono operatori della struttura ricettiva ex Valtur ora gestita da Cum Labor. Il segretario della Filcams di Olbia, Danilo Deiana, fa il punto della situazione e mette alla luce i problemi preesistenti alla pandemia.

Cosa sta accadendo?

Quando hanno iniziato a fare i tamponi, prima che uscissero i risultati, questi lavoratori hanno continuato comunque operare così come facevano precedentemente e solamente dopo l'esito sono stati bloccati, chiusi in una camera senza avere nessuna comunicazione in merito se non quella di essere risultati positivi. Passano loro il cibo da dietro una porta quindi, in questo momento, sono in una situazione quasi da carcerati e sono isolati da tutto ciò che avviene all'esterno.

Prima della verifica dei contagi lavoravano in presenza di tutte le misure di protezione?

In realtà non hanno ricevuto nessun tipo di informazione relativa a come comportarsi per evitare il contagio da Covid-19, quindi sono praticamente stati buttati allo sbaraglio senza indicazioni e formazione rispetto a come gestire eventuali situazioni di questo tipo. Con questa azienda c'erano anche altre criticità sotto l'aspetto contrattuale e infatti abbiamo in atto anche delle vertenze per mancate retribuzioni legate al lavoro straordinario non riconosciuto, del quale si fa molto uso e parlo anche di 10 ore al giorno senza riposi. Si tratta di una situazione un po' complicata e difficile da gestire anche perché gli organi preposti, per tutta una serie di problemi, al momento non sono operativi al 100%.

Ora il sindacato come pensa di muoversi?

Noi abbiamo già denunciato la situazione diverse settimane or sono, più di un mese fa abbiamo denunciato la situazione critica nel mondo del lavoro legato al turismo e particolarmente in relazione alla pandemia, a come poter affrontare e gestire la situazione nella maniera adeguata. Noi eravamo una regione Covid-free e la diffusione del virus in Sardegna si è avuta con l'arrivo dei turisti nelle strutture ricettive quando tutti si pensavano che il pericolo fosse passato. Non è così, quindi non può si può abbassare la guardia. Noi abbiamo intenzione, come già denunciato, di informare tutte le le sedi opportune, prima fra tutte l'Ispettorato del lavoro, per poter fare le verifiche del caso e verificare nello specifico le condizioni in cui versano i lavoratori all'interno delle strutture ricettive, in particolare come quella del Santo Stefano.

Quindi il Covid-19, come è capitato e capita per altre circostanze, fa emergere criticità preesistenti?

Il problema è sempre lo stesso: ci troviamo in una situazione in cui non c'è personale adeguato per poter essere presenti con i controlli in un territorio così vasto come quello della Gallura. Non abbiamo strutture in loco e gli addetti arrivano da Sassari, che dista circa 100 km, con strade che sono non facilmente percorribili, per cui molte volte e le segnalazioni che facciamo circa gli interventi da effettuare nelle aziende diventano problematiche e capita che gli interventi arrivino tardi rispetto alla denuncia. Da tempo noi chiediamo un potenziamento dell'Ispettorato, la presenza in loco quantomeno nella stagione turistica, se proprio non si può avere tutto l'anno, così che tutto possa essere gestito in maniera celere e nella migliore maniera possibile. Comunque in tutta la Sardegna c'è il discorso della non applicazione contrattuale, dell'incremento dei contratti pirata da parte di diverse società, tanto che molti lavoratori arrivano al punto di rivolgersi a noi per dimettersi di loro spontanea volontà perché non riescono più a lavorare in queste condizioni assolutamente condizioni inaccettabili, quasi da caporalato senza rispettare la dignità della persona pur di ottenere un profitto. La frase è sempre la stessa: "Se ti va bene, è così, altrimenti la porta è quella". Per contrastare questi fenomeni noi abbiamo però la necessità, come dicevo prima, che gli organi preposti ci diano una mano e siano conseguenti rispetto alle denunce che noi quotidianamente facciamo.