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Decisione irrevocabile, Cavalli trasloca a Milano

Marco Togna
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La maison d'alta moda conferma la chiusura dello stabilimento di Sesto Fiorentino e il trasferimento forzato dei suoi 170 dipendenti. Contrari Filctem Cgil e Femca Cisl, attesa per il primo pacchetto d'iniziative di mobilitazione

Nessun ripensamento, la decisione di abbandonare Sesto Fiorentino è irrevocabile. La griffe Roberto Cavalli trasloca a Milano, costringendo al trasferimento forzato anche i suoi 170 dipendenti. Una scelta annunciata a metà aprile, ribadita anche nell’ultimo incontro di venerdì 22 maggio tra azienda e sindacati. Filctem Cgil e Femca Cisl avviano la protesta: l’assemblea dei lavoratori dello stabilimento, che si è tenuta oggi (lunedì 25 maggio), ha deciso un'iniziativa di mobilitazione (probabilmente un presidio in una piazza di Firenze, ovviamente in sicurezza) in occasione del prossimo incontro tra azienda e sindacati, in calendario per mercoledì 3 giugno (alle ore 14.30) nella sede fiorentina di Confindustria.

Pressoché totale la partecipazione dei lavoratori all’assemblea di stamani, in cui "è stata condivisa - illustrano Filctem Cgil e Femca Cisl territoriali - la determinazione a far proseguire la lotta contro la chiusura della sede fiorentina e il trasferimento a Milano di tutti i 170 dipendenti". Unanime anche "la preoccupazione per il futuro del marchio, alla luce del comportamento di questi mesi dell’azienda. I lavoratori sono compatti nella voglia di lottare per tutelare il loro posto di lavoro e i loro diritti”.

L’azienda non ha fatto passi indietro sulla scelta di chiudere la sede toscana e di spostare tutti i lavoratori, spiegano i sindacati, rimarcando che la nuova proprietà (la Vision Investments di Dubai) “non ci ha ancora fatto conoscere il piano industriale, che avrebbe invece già dovuto presentare nel primo trimestre di quest’anno, né l’amministratore delegato ha forniti i dati del budget 2020”. Filctem e Femca hanno ribadito la loro contrarietà alla chiusura della fabbrica toscana, il cui trasferimento è previsto per la fine di settembre, chiedendo “garanzie occupazionali per tutto il personale almeno fino al 2026”.

Il management ha motivato lo spostamento con il fatto che “Milano è il punto di riferimento per gli investitori e i clienti nazionali e internazionali” e che le società di servizi digitali sono “prevalentemente polarizzate” nell'area milanese. La Roberto Cavalli ha anche annunciato che avrà “sempre più una prevalente vocazione commerciale” e di essere alla ricerca di un direttore creativo di alto profilo allo scopo di rilanciare il marchio. L’azienda ha infine assicurato il mantenimento dell’intera forza lavoro e la volontà di “collaborare con sindacati e istituzioni per trovare una soluzione che consenta di gestire al meglio questa fase”.

La maison fiorentina, fondata nel 1970, ha raggiunto il successo mondiale nella metà degli anni novanta: nascono nuove linee come Just Cavalli e Angels & Devils, e più avanti debuttano occhiali da sole, orologi e profumi realizzati attraverso partnership e accordi di licenza. Nel maggio 2015 il fondatore Roberto Cavalli cede la griffe al fondo Clessidra, che nel marzo 2019 presenta domanda di concordato preventivo. Nel novembre scorso l'azienda viene rilevata dalla Vision Investment di Dubai, società controllata dal magnate Hussain Sajwani.

I sindacati lamentano “mesi di totale assenza di chiarezza sulle prospettive industriali della Roberto Cavalli”, e adesso, nel momento in cui tutte “le aziende della moda sembrano prepararsi alla ripartenza e la discussione è centrata sulla massima tutela della condizione di sicurezza e tranquillità dei lavoratori, la nuova Roberto Cavalli sembra disinteressarsi dell'impatto che questa decisione può avere sui suoi dipendenti”. I sindacati, in conclusione, rilevano che “ormai troppe sono state le scelte fallimentari nella gestione della Roberto Cavalli sulla base di azioni che mai hanno risposto alla tutela dell'occupazione e delle condizioni di lavoro delle persone”.