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Coronavirus, i diritti e altri rischi che non si vedono

Fincantieri Sestri Ponente, Rls e Rsu: non ci sono le condizioni per lavorare
Foto: Foto di Antonello Nusca/Sintesi
Diego Alhaique
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Lettera aperta agli operai che scioperano per lavorare al sicuro dal contagio. Bisogna rivendicare la sicurezza e farlo sempre, perché le imprese sono obbligate dalla legge. Ma si dovrà farlo anche dopo, prendendo in mano il proprio futuro

Fate bene a scioperare perché non siete “carne da macello”. Fate bene a chiedere che possiate lavorare con tutte le misure di protezione possibili contro il Coronavirus, a distanza di sicurezza gli uni dagli altri, con le mascherine a disposizione e le modifiche che occorrono nell’organizzazione del lavoro per ridurre al minimo il rischio di contagio.

È un vostro diritto, lo afferma la Costituzione agli articoli 32 e 41, il codice civile all’articolo 2087 – un ampio dovere dell’imprenditore di tutelare l’integrità psicofisica dei propri dipendenti, senza alcuna limitazione, nemmeno economica – e lo prevede anche una legge specifica, il “testo unico” sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/2008).

Quest’ultima normativa già sarebbe dovuta bastare affinché le aziende approntassero da subito le misure preventive necessarie per contenere il possibile contagio. Essa, infatti, obbliga il datore di lavoro a effettuare nelle sua azienda una valutazione di tutti i rischi, al fine di eliminarli e, se ciò non fosse possibile, di ridurli al minimo, ripetendo una nuova valutazione tutte le volte che si presentino nuovi pericoli, come nel caso dell’epidemia che stiamo vivendo.

Benissimo, quindi, che rivendichiate tutto questo e che sia stato condiviso tra governo, sindacati e imprenditori un protocollo di regolamentazione delle misure per contenere la diffusione del virus negli ambienti di lavoro, ma il fatto è che le imprese erano obbligate a farlo da subito, in forza della normativa già in vigore, tanto che anche il quotidiano della Confindustria glielo ha ricordato fin dal 23 febbraio scorso.

Ora però il protocollo va messo in opera e solo voi potete controllare che sia applicato. Se l’impresa non ottempera a tali obblighi, può essere sanzionata penalmente e voi avete tutto il diritto di rivolgervi al servizio pubblico territoriale competente per richiedere il suo intervento in caso di inadempienza. In più, nella vostra fabbrica, c’è uno di voi, che avete eletto per svolgere il ruolo di vostro “rappresentate per la sicurezza”, che ha questa specifica facoltà, oltre a quella di essere consultato sulla valutazione dei rischi e di partecipare all’individuazione delle misure di prevenzione.

Esercitate quindi pienamente i vostri diritti. Esercitateli tutti i giorni e non solo per difendervi dal Covid-19.

Infatti, passata l’epidemia, speriamo nel più breve tempo possibile, rivolgete la vostra attenzione, come avete fatto per il Coronavirus, ad altri rischi, che non si vedono e che incombono su di voi in modo molto insidioso. Non mi riferisco solo ai possibili incidenti sul lavoro, che causano ancora circa mille morti l’anno in Italia e che sono in massima parte prevenibili, ma a un rischio ben più grave che agisce silenziosamente: il rischio cancerogeno, che si stima essere responsabile di circa 10.000 decessi l’anno in moltissimi settori.

In quasi tutte le attività, infatti, migliaia di lavoratori sono esposti a sostanze pericolose che possono provocare il cancro. Se ne potrebbe fare una lunga lista, ma basti pensare ad alcuni esempi, come ai fumi dei motori diesel e della gomma, alla formaldeide, alle polveri di legno e di cuoio, all’amianto, ancora presente quando si svolgono lavori di bonifica o di ristrutturazione in edilizia, agli idrocarburi policiclici aromatici nei lavori di asfaltatura stradale e di impermealizzazione nelle costruzioni, alla polvere di silice nella sabbiatura ecc.

Il cospicuo lasso di tempo, spesso di decenni, tra l’esposizione ai cancerogeni al manifestarsi della malattia fa sì che questi casi di cancro spesso colpiscano il lavoratore all’età della pensione.

Malattie e morti silenziose, che non fanno notizia, ma che presentano il conto della mancata prevenzione nei luoghi di lavoro. Costi che pagano solo le vittime, perché i datori di lavoro non spendono per gli effetti nefasti dell’uso dei cancerogeni. È tutto a carico del Servizio sanitario nazionale, della previdenza sociale e del dolore delle famiglie e degli amici di chi muore di cancro occupazionale.

Queste morti non sono frutto del fato. Si possono prevenire, perché le sostanze pericolose e altri fattori nocivi in grado di provocare il cancro possono essere sostituiti con sostanze e procedure che non sono pericolose, lo stabilisce la legge.

Cari operai che in questi giorni avete incrociato le braccia contro il contagio del Covid-19, con la stessa determinazione battetevi contro i rischi silenziosi cui siete esposti, avete la legge dalla vostra parte e il diritto di farlo. Non delegate ad altri quello che potete fare voi subito. Prendete in mano il vostro futuro. Dipende solo da voi.