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Fca e le altre: le fabbriche iniziano a fermarsi

Fca e le altre: le fabbriche iniziano a fermarsi
Foto: (fotografia di Fiat Chrysler Automobiles Corporate, da Flickr)
Stefano Iucci
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La decisione riguarda Melfi, Pomigliano, Cassino, carrozzerie di Mirafiori, Grugliasco e Modena in Italia fino al 27 marzo. Stessa sorte per gli stabilimenti in Serbia e Polonia. Intese per lo stop in altre realtà del paese ma non basta

Sicurezza nelle fabbriche, qualcosa inizia a muoversi: si ferma la Fca e anche altre realtà – non tutte e non ancora in numero sufficiente – stanno capendo che questa è la soluzione migliore per tutelare i lavoratori e insieme, contenendo il virus, tutti i cittadini che stanno vivendo questa emergenza virale. 

È del 12 marzo, si ricorderà, il documento unitario di Fim, Fiom e Uilm che chiedevano la chiusura momentanea dei siti produttivi al fine di mettere in sicurezza e sanificare le linee. Proprio questa mattina (16 marzo) – accogliendo le richieste di sindacati e lavoratori – la Fca ha deciso di chiudere gli stabilimenti di Melfi, Pomigliano, Cassino, le carrozzerie di Mirafiori, Grugliasco e Modena in Italia fino al 27 marzo.

Stessa decisione anche per la maggior parte degli stabilimenti europei. Si fermano dunque anche  Kragujevac in Serbia e Tychy in Polonia. 

In un comunicato Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil, e Michele De Palma, segretario nazionale della stessa categoria e responsabile automotive, valutano “positivamente la decisione di Fca di aver tenuto un confronto costante con le organizzazioni sindacali, che chiediamo continui anche nelle prossime ore e nei prossimi giorni, affinché anche negli stabilimenti ad oggi non interessati dalla chiusura siano realizzate tutte le misure necessarie, con riduzione dei volumi e fermate produttive, oltre alle sanificazioni, il metro di distanza e le misure di protezione individuale necessarie a tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Per la Fiom però non basta: è necessario, anche in osservanza del Protocollo, realizzare delle intese stabilimento per stabilimento per l'utilizzo della cassa integrazione speciale “di cui siamo ancora in attesa del provvedimento da parte del governo”.

In barba a chi spingeva per il mantenimento delle produzioni per salvare l'economia nazionale in realtà la fermata temporanea è importante e necessaria e permetterà, una volta usciti dall'emergenza, di ripartire con l'obiettivo di salvaguardare il lavoro e il salario delle lavoratrici e dei lavoratori.

Da questo orizzonte ovviamente non può rimanere fuori l'indotto. La Fiom ritiene infatti “indispensabile che anche nelle aziende dell'indotto e della componentistica si raggiungano rapidamente intese utili a tutelare le lavoratrici e i lavoratori attraverso le misure previste dal Protocollo, fino alle fermate, da concordare con accordi di cassa integrazione”.

Ovviamente non tutto sta all'impegno di aziende e lavoratori: “Le lavoratrici e i lavoratori – concludono Re David e De Palma – stanno contrattando come affrontare l'emergenza Coronavirus e l'emergenza economica che si sta determinando, ma ad oggi l'assenza delle misure governative necessarie sia sul piano sanitario che sul piano economico nelle imprese è una urgenza su cui chiediamo l'intervento immediato del governo. Nei prossimi giorni continuerà il confronto tra Fca e le organizzazioni sindacali”.

Positivo anche il commento della Fiom di Torino, che però rimarca come la decisione di fermare gli stabilimenti di Fca “doveva essere presa già la scorsa settimana come da noi caldeggiato, anche perché, come evidente per quello che sta accadendo, un rallentamento delle vendite auto sarà inevitabile”, scrive in una nota il segretario generale Edi Lazzi. Che aggiunge: “Adesso bisognerà prendere in considerazione il fermo anche degli altri stabilimenti-settori di Fca e di quelli che per la filiera automotive lavorano”. 

Importante anche l'accordo siglato tra sindacati e Gruppo Leonardo: stop attività per oggi (16 marzo) e domani per la sanificazione degli stabilimenti e la dotazione di Dpi. "È importante che si sia raggiunta una intesa avanzata tra le parti, che mette al primo posto la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e contemporaneamente prova a condividere modalità che consentano la ripresa o la sospensione dell'attività nel rispetto delle regole e la piena applicazione del Protocollo del 14 marzo". Lo afferma la Fiom-Cgil con la segretaria generale Francesca Re David e il coordinatore Leonardo Claudio Gonzato.L'intesa, ricorda il sindacato, "riguarderà tutte le aziende del gruppo Leonardo comprese le controllate a maggioranza".

Da oggi e fino al 29 marzo sono chiusi anche gli stabilimenti Fincantieri. In questo caso però c'è un contenzioso con Fim e Fiom che hanno inviato una lettera alla Fincantieri e al ministero del Lavoro per chiedere che sia "immediatamente annullata l'iniziativa unilaterale dell'azienda di procedere con l'anticipo ferie da parte dei lavoratori e che vengano individuate in maniera condivisa con le organizzazioni sindacali soluzioni alternative". Gli impianti italiani di Fincantieri sono chiusi per due settimane per il virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, con i lavoratori messi in ferie anticipate. Fim e Fiom fanno riferimento al Dcpm secondo il quale per i periodi di sospensione di attività  devono essere utilizzati "in via prioritaria gli ammortizzatori sociali (par, rol, banca ore)" e, se questo non e' sufficiente, "i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti". I due sindacati segnalano infine che l'iniziativa aziendale "rischia di procurare la perdita del reddito per migliaia di lavoratori delle ditte in appalto" con il rischio di "essere socialmente insostenibile". 

Nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva di Taranto, da venerdì prossimo si fermerà anche l'acciaieria 1 oltre all'altoforno 2. Lo annuncia Francesco Brigati, della Fiom Cgil. "Per Fiom e Uilm - sostiene Brigati - permangono ancora molte perplessitaà sulle misure intraprese dall'azienda sulla prevenzione da contagio Covid19, soprattutto rispetto alle fermate comunicate dall'azienda". "Fiom e Uilm - aggiunge Brigati - hanno fatto ulteriori richieste specifiche per ridurre drasticamente il numero del personale all'interno della fabbrica. In assenza di risposte certe, così come precedentemente comunicato, metteremo in campo tutte le azioni necessarie a prevenire il contagio da Covid-19".

Chiusi gli stabilimenti italiani di Hitachi Rail Italy, per l'emergenza coronavirus, a Pistoia, Napoli, Reggio Calabria. La chiusura dei siti industriali di Hitachi Rail, secondo quanto riferito dai sindacati, ci sarà fino a nuova comunicazione.

Intesa anche  tra Thales Alenia Space Italia e Fim-Fiom-Uilm per la gestione condivisa dell’emergenza epidemiologica in corso nel Paese. L'intesa riguarderà i 4 siti presenti sul territorio nazionale, con una sospensione dell’attività lavorativa per 2 giornate (lunedì 16 e martedì 17 marzo) attraverso gli istituti contrattuali collettivi. In tutti i siti si attiveranno interventi organizzativi di sanificazione e messa in sicurezza degli stabilimenti, compreso l’approvvigionamento dei Dpi. Lo rende noto Claudio Gonzato, coordinatore Aerospazio per la Fiom Cgil nazionale. Inoltre le parti hanno costituito uno specifico Comitato congiunto nazionale con la presenza di Rsu e Rls di tutti i siti, funzionale a verificare il rispetto e l’applicazione delle regole del protocollo del 14 marzo, gestendo la ripresa rallentata, ove possibile, o il prolungamento della sospensione lavorativa ulteriormente necessaria, mettendo al primo posto la sicurezza dei lavoratori e contribuendo al contempo a gestire le attività produttive al momento della piena ripresa lavorativa. 

Con l’accordo in Tasi, - spiega Gonzato - le parti mettendo al primo posto la sicurezza e la salute sui posti di lavoro, condivideranno modalità che consentano la ripresa o la sospensione dell’attività nel rispetto delle regole e la piena applicazione del Protocollo del 14 marzo emanato dal presidente del Consiglio".

Secondo Gonzato "l’accordo potrà essere utilizzato come modello da seguire sul territorio nazionale per le molte aziende dell’indotto di fornitura e subfornitura. Il comitato nazionale rappresenta un valore aggiunto rispetto alle modalità di gestione, che tiene insieme la contrattazione nazionale con quella locale, valorizzando il ruolo negoziale delle Rsu e Rls di stabilimento, nelle iniziative volte a garantire salute e sicurezza sui posti di lavoro”.

L'acciaieria Jsw Steel di Piombino (Livorno) ha sospeso "le lavorazioni non strettamente necessarie" al fine di rispettare le linee guida nazionali sul Coronavirus. La decisione è stata quella di decongestionare i reparti: tutto ciò che può essere rimandato si rimanda, ciò che deve essere fatto perché abbiamo delle scadenze, invece si fa", spiega David Romagnani segretario della Fiom Cgil di Livorno.  "Per la giornata di oggi - continua Romagnani - è in programma la sanificazione e la pulizia dei luoghi di lavoro. Poi aspettiamo i dispositivi di protezione individuale, se in giornata arrivano le mascherine per coloro che non possono lavorare distanziati, domani riprendiamo, ma il principio resta la rarefazione del personale nei comparti". 

Sono circa 20 le fabbriche chiuse anche in provincia di Alessandria. Le fermate vanno da pochi giorni a una o due settimane con il ricorso agli ammortizzatori sociali, in attesa di dare applicazione al protocollo e tranquillizzare i lavoratori, ma molte altre invece continuano a lavorare a regime ridotto o pieno con le problematiche di cui sopra. A Valenza nel distretto orafo tutte le aziende da Bulgari a Lombardi Bmc Vpa hanno deciso di chiudere le prossime due settimane, con l’utilizzo della Cig, solo Damiani risulta in attività con il confronto costante con le Rsu presenti in azienda per l’applicazione del protocollo. Nel casalese Cerutti è ferma, Dradura ed Epta anche, con ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel novese è ferma l’ex Ilva dopo lo sciopero proclamato sabato, con ricorso agli ammortizzatori, Dkc si fermerà da mercoledì 18 al 23 marzo, Hme è in sciopero in attesa di chiarire alcuni aspetti relativi all’applicazione del protocollo, Marcegaglia lavora in forma ridotta. Nel tortonese si sono fermate Graziano, Omt, Omp, Tectubi, NobelSport di Rivalta Scrivia. Nell’ovadese Bovone e Vezzani si sono fermate, in Mecof si lavora con il rispetto delle disposizioni previste dal protocollo, concordate con le RSU e RLS. In Alessandria Btcino lavorerà in forma ridotta e si è raggiunto con le Rsu un accordo per l’applicazione del protocollo. 

(in aggiornamento)