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Veneto, Ferrari (Cgil): si lavora solo se in sicurezza

Veneto, Ferrari (Cgil): si lavora solo se in sicurezza
Foto: Marco Merlini
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Si stanno moltiplicando in tutto il Veneto segnalazioni e richieste di aiuto di lavoratori che si trovano ad operare in fabbriche, laboratori, uffici, bar e negozi in condizioni difformi dalle misure di sicurezza per il Coronavirus. Ma così si rischia il diffondersi del contagio ed è inaccettabile che chi in questo frangente continua a lavorare per mandare avanti il paese sia esposto senza protezione alcuna alla malattia. Drastico l'appello del segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari: o si lavora in sicurezza o si sospendono le attività! Il sindacato è sempre pronto a sostenere tutte le misure necessarie perché si possa operare in sicurezza e tutelare il lavoro.
 
“Condividiamo tutte le misure adottate dal governo per fermare il contagio da Coronavirus, che sta mettendo a rischio la salute di tantissimi cittadini, a partire dai più fragili. Noi stessi, nella nostra attività quotidiana e nel funzionamento delle nostre sedi, ci atteniamo scrupolosamente alle massime regole di prevenzione. Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori, i pensionati – tutti – a fare altrettanto. Questo deve avvenire sia fuori che dentro i luoghi di lavoro”, così in una nota il sindacalista.

Quindi, continua Ferrari, “nelle aziende va garantito il rispetto tassativo delle prescrizioni previste nei provvedimenti della presidenza del Consiglio dei ministri e delle autorità competenti. Gli strumenti per raggiungere l'obiettivo ‘massima sicurezza’ per chi lavora sono molteplici. Innanzitutto il telelavoro, che va adottato in tutti i casi in cui è possibile. Per chi invece – ed è la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori – è costretto a stare in azienda, bisogna ricorrere alla immediata riorganizzazione della produzione e – laddove si riveli inevitabile – alla riduzione delle attività, anche attraverso l'attivazione degli ammortizzatori sociali”.

I sindacato si dichiara disponibile a fare accordi in ogni fabbrica che vadano in questa direzione.Tuttavia, “dove la massima sicurezza non viene garantita, e sono tante le segnalazioni in tal senso che ci arrivano dai territori, va sospesa l'attività produttiva. La salute dei lavoratori e delle loro famiglie, che poi incide più complessivamente sulla salute pubblica, viene prima di ogni altra cosa. Su questo punto non possiamo transigere”, conclude la nota.