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Un equo compenso per stabilire con criteri prestabiliti e formule matematiche quanto un lavoratore autonomo deve essere pagato come minimo per una determinata attività. In qualunque settore e per qualsiasi prestazione. Un modo certo per stabilire che al di sotto di quella soglia non si può andare, e che quella cifra è considerata equa perché comprende tutto.
Proposta anti-dumping
La proposta l’ha lanciata il Nidil Cgil, il sindacato che rappresenta gli atipici, durante l’assemblea generale nazionale dei quadri e dei delegati, per dare risposte a una porzione di lavoratori che non hanno protezione sociale e sono esposti a fenomeni di dumping salariale: per una determinata prestazione percepiscono una paga spesso molto al di sotto degli standard, o di quanto è previsto per un dipendente dal contratto collettivo di riferimento.
La legge sull’equo compenso
La recente legge 49/2023 sull’equo compenso, approvata dal governo Meloni e sbandierata come una panacea, è di fatto inapplicata e in ogni caso non ha dato le risposte che servivano: riguarda una platea ristretta, le grandi committenze e le professioni ordinistiche, e lascia fuori centinaia di migliaia di persone senza mai fare riferimento alla contrattazione collettiva. Inoltre, ha introdotto un’assurdità, e cioè sanzioni per il professionista che accetta un compenso iniquo.
5 milioni di autonomi
In Italia ci sono 5 milioni di lavoratori autonomi. Di questi, 1,37 milioni sono artigiani, 2 milioni commercianti (gestione speciale Inps), 1 milione liberi professionisti iscritti alle casse private, oltre 600 mila tra collaboratori e professionisti esclusivi iscritti alla gestione separata. Questi ultimi sono i più deboli tra gli autonomi ed è per loro che è pensato l’equo compenso.
L’equivalenza economica
“Il punto di partenza è il principio di equivalenza economica - spiega Roberta Turi, segretaria nazionale del Nidil -: una prestazione svolta in autonomia non può valere, sul piano economico, meno di quanto varrebbe se fosse resa da un lavoratore dipendente. Per tradurre questo principio in un numero verificabile, si prende come riferimento il costo aziendale e non la semplice retribuzione lorda”.
Perché? Perché il costo aziendale è comprensivo di contributi previdenziali e assicurativi e di Tfr del lavoratore inquadrato con il contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Il coefficiente correttivo
Dopo aver ottenuto così un costo orario medio, la proposta prevede che si applichi un coefficiente correttivo, minimo 1,3, ovvero una maggiorazione del 30 per cento. “Questo perché un lavoratore dipendente riceve almeno altre quattro cose che un autonomo non riceve mai, oltre naturalmente alla retribuzione – prosegue Turi -: quattro settimane di ferie, permessi retribuiti, copertura in caso di malattia, ammortizzatori sociali, formazione professionale. Sommando tutto, si arriva a quel 30 per cento in più, minimo”.
Metodo solido
Un metodo solido e verificabile, che apre anche alla discussione per la definizione di alcuni aspetti, come per esempio la scelta dei livelli di inquadramento da prendere a riferimento per una determinata figura professionale.
La proposta, infatti, che si applica a quella fetta di autonomi, collaboratori e professionisti, iscritti in via esclusiva alla gestione separata qualunque sia il settore di impiego, è stata condivisa da tutte le categorie sindacali della Cgil, sottoposta alle associazioni professionali interessate, è oggetto di discussione nei tavoli aperti in sede istituzionale, ed è stata inviata alle forze politiche di opposizione, perché la facciano propria per iniziative legislative.
Inserirlo nei contratti
L’obiettivo immediato è che possa diventare oggetto di disciplina negoziale all’interno dei contratti collettivi nazionali di lavoro, come è già accaduto. “Il compenso equo non nasce necessariamente da una legge – conclude Roberta Turi -. Nidil lo pratica già da anni attraverso la contrattazione collettiva. Con Assirm nelle settore delle ricerche di mercato, Aoi e Link2007 nella cooperazione internazionale, Assogrocery nell’e-grocery, ancorando il compenso minimo al contratto nazionale dei dipendenti dello stesso settore. L’equo compenso, oltre a rafforzare la posizione negoziale di professionisti e collaboratori, rafforza anche quella del dipendete, che smette di essere messo in concorrenza sleale con chi è autonomo”.






















