PHOTO
I temi della giustizia sono al centro delle politiche di Legambiente. Noi stessi ricorriamo alla giustizia per far rispettare le leggi in difesa di ambiente e salute, conquistate a caro prezzo. Fin dagli anni 80 abbiamo promosso vertenze per combattere l’abusivismo edilizio, si pensi alla Valle dei Templi di Agrigento, le discariche “private” in Campania, gli scarichi illegali delle industrie del Nord, da Marghera alla Farmoplant di Massa. E ancora i traffici illegali di rifiuti radioattivi, l’inquinamento dell’ex Ilva. Purtroppo, però, gli ecoreati e i fenomeni corruttivi negli appalti a carattere ambientale crescono. Le ecomafie non arretrano.
Questa premessa per dire che conosciamo bene le aule dei tribunali, da Nord a Sud, e le forti disparità tra loro. Abbiamo ben presente i tempi giurassici della giustizia italiana, pregi e limiti della magistratura. Di fronte a questa riforma ci siamo allora chiesti: ci aiuta davvero ad avere una giustizia che tuteli meglio i diritti ambientali e sociali come prevede la Costituzione? No, affatto. Ci aiuterebbe, invece, mettere mano alle carenze del personale, sia dei magistrati che di quello a supporto, come alla scarsa strumentazione tecnologica.
Ci dicono che la riforma serve a separare le carriere dei pubblici ministeri da quella dei giudici e che tale operazione renderebbe più efficiente e “giusta” la giustizia. Affermazione che non può essere dimostrata a priori. È al contrario certo che se la riforma passasse sarebbero ben sette gli articoli della Costituzione a essere modificati. Modifiche che vanno considerate nel loro insieme per comprendere la vera posta in gioco del referendum: l’indipendenza della magistratura.
È vero che questa riforma formalmente ribadisce l’autonomia dei magistrati. Ma quelle sette modifiche, insieme alle norme di attuazione che dovrebbero essere approvate dalla maggioranza, nei fatti la depotenziano.
Indebolire la magistratura significa modificare l’equilibrio istituzionale tra i poteri legislativo, giudiziario ed esecutivo, a favore di quest’ultimo.
Indebolire la magistratura significa renderla più permeabile alle pressioni in caso di indagini delicate. Anche per ottenere giustizia ambientale e sociale serve una magistratura attrezzata e indipendente, che non si lasci condizionare dal potere politico, né da ecomafie e lobby economiche.
Va considerato anche il metodo con cui è stata approvata la riforma: la Costituzione è di tutti. L’ultima modifica alla nostra Carta è entrata in vigore nel 2022, quando negli articoli 9 e 41 sono state introdotte la tutela dell’ambiente e la responsabilità ambientale e sociale dell’iniziativa economica privata. È stata approvata dal Parlamento con un solo voto contrario alla Camera, nessuno in Senato.
Sulla giustizia il Parlamento non ha toccato palla: il testo approvato è esattamente quello licenziato dal governo. Ci sono, insomma, ragioni di merito e di metodo che da ambientalisti e da cittadini ci hanno fatto scegliere il NO al referendum.
Maria Maranò, segreteria nazionale Legambiente
Informazioni e materiali per la campagna referendaria sul sito del Comitato Società Civile per il No


























