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Il “posto fisso” non basta, se gli stipendi sono miseri e la vita privata è completamente sacrificata. Sono queste le rivendicazioni delle nuove generazioni di lavoratori che, a queste condizioni, dicono no alla carriera all’interno della pubblica amministrazione. Una Pa sempre più vecchia, sempre più vuota, e che se non saprà cogliere le opportunità di questo tempo, dallo smart working ai salari, rischierà di lasciare il posto di comando ai servizi privati, dove l’universalità dei diritti è meno che un optional.
Stipendi italiani tra gli ultimi d’Europa
Negli ultimi 10 anni gli stipendi degli italiani sono aumentati del 14%. Una crescita che non tiene il passo con ciò che è accaduto nel resto d’Europa dove le retribuzioni sono cresciute mediamente del 32%. Se guardiamo ai singoli Paesi, passiamo da incrementi dei salari, che hanno interessato la Francia e il Regno Unito, rispettivamente del 25% e del 26%, a incrementi ancor più significativi come quello della Spagna (+36%) e della Germania (+40%).
Dipendenti pubblici sempre più anziani
Quello dei salari è un problema cruciale per la scarsa attrattiva che oggi la pubblica amministrazione esercita sulle nuove generazioni di lavoratori. Sono sempre meno i giovani che aspirano a far parte del mondo dei servizi pubblici. Non a caso, negli ultimi 20 anni l’età media dei dipendenti del pubblico impiego è cresciuta da 44,8 anni a 48,9 anni. Il settore più preoccupante è quello dei ministeri dove l’età media dei dipendenti sfiora addirittura i 53 anni.
La pubblica amministrazione non è più attrattiva
La scarsa attrattiva della pubblica amministrazione rappresenta un problema che non riguarda unicamente gli enti pubblici. Una pubblica amministrazione senza nuovi ingressi significa molte cose. Prima tra tutte la ricaduta sui servizi pubblici ai cittadini. Stando ai numeri, da qui al 2032 andranno in pensione circa 700 mila dipendenti pubblici. Senza un ricambio di lavoratori gli uffici si svuoteranno e diventerà impossibile erogare i servizi ai cittadini. Pensiamo ai medici, agli infermieri, alle maestre, ai vigili del fuoco, alla polizia locale, agli assistenti sociali ma anche a tutti i funzionari che elaborano le pratiche dei cittadini. Se già oggi la risposta del pubblico risulta spesso troppo lenta se confrontata con il bisogno delle persone, pensiamo a cosa accadrebbe se questi uffici si svuotassero di personale.
L’ascesa del privato
Ma questa, seppur fondamentale, non è la sola conseguenza del mancato ricambio della Pa. La sua crisi sta rappresentando un trampolino di lancio per i servizi privati. Hai bisogno di curarti? Solo se puoi permettertelo. Vuoi un’istruzione di qualità? Devi pagare. In un contento in cui le disuguaglianze tra classi sono già estremamente marcate, l’ascesa del privato rappresenta la pietra tombale per l’accesso universale ai diritti di tutti i cittadini.
Che genere di crisi di crisi
E allora verrebbe da chiedersi: stiamo assistendo a una crisi della cittadinanza? Lavorare per i cittadini del proprio Paese ha, di per sé, un peso di tipo valoriale. E questo è innegabile. Ma per far fronte allo scenario sociale ed economico che si è prefigurato negli ultimi decenni, l’aspetto valoriale, da solo, non è più una leva di attrattiva sufficiente. È quindi obbligatorio interrogarsi su come attirare i giovani talenti e impedire che scelgano la via del privato o del trasferimento all’estero, in cerca di una condizione di vita, economica e professionale, migliore.
Se da una parte c’è la questione dei salari, completamente insufficienti a sostenere il costo della vita, dall’altra c’è anche la sfera personale. Le nuove generazioni hanno ribaltato l’ordine delle proprie priorità. Vogliono condurre una vita dignitosa, vogliono uno stipendio onesto che gli permetta di realizzare i propri progetti di vita, di sostenersi economicamente, di diventare indipendenti. Ma chiedono anche flessibilità e tempo libero. È nella sfera privata, infatti, che coltivano la realizzazione di sé. E proprio per questo un lavoro sicuro ma mal pagato e poco flessibile non è più un compromesso a cui sono disposti ad abbassarsi. Se il sistema dei servizi pubblici vuole rimanere in piedi, dovrà scegliere i suoi migliori alleati: smart working, carriera, formazione e salari dignitosi.






















