Il presidio di 26 giorni davanti a Spin Time si conclude con un compromesso ritenuto accettabile da una parte degli attivisti impegnati nella gestione degli abitanti dell’ex palazzo Inpdap di Roma, sgomberati dopo un inizio di incendio lo scorso 29 luglio. Nell’incontro di ieri (lunedì 24 agosto) con il Comune di Roma è stato stabilito che sarà confermata la richiesta di occupazione di suolo pubblico: il presidio come lo abbiamo visto sinora non ci sarà più e saranno montati sette gazebo pavimentati sulle strisce blu davanti al palazzo nei quali proseguiranno alcune attività di Spin Time sino al 20 ottobre.

Sarà mantenuto lo sportello di tutela legale, quello per l’assistenza ai migranti, un punto di consulenza sindacale con Cgil e Cnca, il segretariato dell’associazione Nonna Roma, un nucleo della redazione di Scomodo, la scuola di italiano e il laboratorio per bambini.

Un accordo giunto dopo la collocazione degli abitanti di Spin Time, famiglie di 25 Paesi diversi, in diversi posti della città. Una situazione lontana dall’ottimale, perché stiamo parlando di una comunità che viveva da 13 anni nell’edificio e con tutta una serie di servizi garantite dal territorio, il quartiere Esquilino, tra i quali la scuola Di Donato, dove oltre 90 tra bambine e bambini, figli di persone immigrate, possono frequentare materna, primaria e secondaria in un edificio scolastico aperto tutto il giorno, con molteplici attività che permettono agli scolari di non finire in mezzo alla strada e di avere la possibilità di usufruire delle opportunità delle quali i loro coetanei italiani godono. 

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Ora questi nuclei familiari sono sparsi per Roma, non senza un senso di disorientamento, e per accedere alla scuola e agli altri servizi dovranno muoversi attraverso una città dalla mobilità a dir poco difficile. Come scrive in un comunicato il Polo civico Esquilino, impegnato nel progetto Casa Esquilino, “l’emergenza abitativa non riguarda solo la necessità di trovare una sistemazione temporanea alle persone che hanno perso una casa”. Il rischio è che “l’emergenza produca dispersione, isolamento e ulteriore fragilità”

“Per tutti gli abitanti è stato riconosciuto il diritto a una casa popolare”, ha annunciato Giovanna Cavallo, attivista del movimento di lotta per la casa Action, durante l’assemblea pubblica che si è tenuta ieri pomeriggio dopo l’incontro con il Campidoglio. Per alcuni l’odore che si sente è quello di semplice promesse, soprattutto se si pensa che per un numero di famiglie più fragili i tempi dichiarati per un alloggio popolare sembra siano di due mesi e per gli altri dai sei ai nove mesi, e ben si sa che il concetto di tempo dilatato, in queste circostanze, si dimostra spesso una realtà. 

Acquisto, esproprio, o terza via 

Giungiamo al destino del palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme, di Spin Time come nucleo abitativo e come centro di cultura, e di conseguenza approdiamo alle questioni politiche e al coinvolgimento del fondo immobiliare gestito da Investire Sgr, società di gestione del risparmio di asset e investment management, proprietaria dell’immobile.

Da tempo è aperta una negoziazione tra Sgr e il Comune per la compravendita del palazzo ex Inpdap, quindi in origine proprietà pubblica, ma dismesso dal Campidoglio oltre 20 anni fa. La negoziazione è bloccata per una chiusura da parte della proprietà, che pare proprio non avere alcuna intenzione di vendere. C’è anche chi infatti ipotizza che Sgr, avendo alcuni miliardi di euro investiti in immobili sparsi in diverse città italiane, stia aspettando di fare nuovi affari con l’annunciato Piano casa del Governo meloni. 

Una parte di volontari e attivisti si batte invece affinché il Comune di Roma proceda con l’esproprio, che oltretutto non graverebbe così pesantemente sulle casse municipali. Una soluzione che, però, sarebbe assai azzardata per un’amministrazione comunale che affronta la campagna elettorale in vista delle amministrative del 2027 e che proprio su Spin Time potrebbe giocarsi una parte di voti. 

Ci sarebbe quindi la cosiddetta terza via, ovvero la possibilità di identificare uno degli edifici vuoti e dismessi di Roma per ricollocare il centro sociale, separandolo dai destini abitativi, oppure continuando a tenere tutto insieme, alloggi e centro culturale.

Perché le priorità sono due: una, assoluta, che è il destino dei 400 abitanti di Spin time; l’altra culturale, che prevede non vada disperso un patrimonio come quello del centro sociale, che tanto ha dato all’Esquilino, a Roma, per il quale si è parlato di “modello Spin Time”, che ha consentito tanta solidarietà, lavoro e sostegno in queste settimane, e in questi 13 anni, alle famiglie.

La manifestazione 

È su queste basi che ci si avvia alla mobilitazione nazionale del 19 e 20 settembre, con un corteo e un’assemblea pubblica. Una manifestazione di carattere nazionale perché non riguarda solamente Spin Time e Roma, ma tutta la galassia di situazioni simili e di emergenze abitative che il governo sembra volere risolvere a colpi di sgomberi. 

Ci si attende che migliaia di persone manifestino a Roma, dalla sede di Spin Time fino a quella di Investire Sgr, come è stato auspicato durante l’assemblea pubblica, mentre iniziava la smobilitazione delle tende in una strada affollata dagli attivisti e volontari (anche loro stremati da un mese trascorso a 40 gradi a organizzare attività e sostegno), dai cittadini, e dove saltava agli occhi la presenza di tanti bambini che in quella piazza hanno potuto continuare a giocare, guardare film, disegnare e colorare in questo mese che altrimenti sarebbe stato per loro solamente infinito e angosciante.