I nazional populisti, ad ogni latitudine del mondo e in ogni tornante della storia, hanno costruito le loro carriere e le loro fortune elettorali sulla paura degli immigrati, alimentando cinicamente una narrazione emergenziale e criminogena dei fenomeni migratori. Ad ogni ciclica crisi economica corrisponde sempre un acuirsi del nazionalismo e dei fenomeni di razzismo. I media italiani, soprattutto quelli filogovernativi, descrivono da anni l’immigrato come persona allo sbando, senza fissa dimora, che vive di espedienti più o meno legali. Un soggetto, insomma, da controllare e reprimere e/o da assistere caritatevolmente. La realtà è molto diversa ma in pochi sembrano interessati a conoscerla e ancor meno a raccontarla.

Per questo, come Dipartimento internazionale, antifascismo immigrazione della Fisac Lazio, abbiamo provato a raccogliere qualche dato che potrebbe essere utile anche in vista dell’obiettivo fissato dalla Cgil nel documento conclusivo dell’Assemblea Generale del 26 e 27 gennaio scorso di rafforzare le relazioni con associazioni e reti di migranti e di far crescere la partecipazione dei migranti ai diversi livelli dell’organizzazione.

La popolazione con cittadinanza straniera regolarmente residente in Italia (dati Istat 2023) ammonta a circa 5 milioni e trecentomila unità e rappresenta l’8,8% della popolazione complessiva, con circa un milione di minorenni. Gli immigrati assunti sono circa 2 milioni e trecentomila e rappresentano il 10,1% del totale dei lavoratori. Il Rapporto della Banca d’Italia 2025 evidenzia che il loro contributo netto in termini di ricchezza prodotta ammonta a 177 miliardi di euro annui (il 9% dell’intera economia italiana) e che lo Stato incassa dal lavoro degli immigrati un totale di 41 miliardi di euro annui in termini di Inps, Iva sugli acquisti e Irpef.

In quali settori lavorano in Italia gli stranieri regolari? Più dell’80% svolge mansioni manuali o in servizi “poco qualificati”, nonostante molti abbiamo conseguito nei paesi di origine dei titoli di studio. Il fatto è che un laureato in India, Marocco, Bangladesh, per avere un attestato scolastico valido e riconosciuto nel nostro Paese dovrebbe ripartire iscrivendosi alle scuole medie. Gli immigrati rappresentano oltre il 62% del personale impiegato nei servizi domestici e di cura alla persona, circa il 18% di quello agricolo, l’11% tra gli operai industriali, il 16% tra gli edili, il 12,5% degli impiegati nella logistica e quasi il 17,5% degli addetti a ristorazione e alberghi.

Confindustria ricorda come entro il 2028, per sopperire alla mancanza di manodopera, saranno necessari altri seicentomila lavoratori immigrati. Una ricerca del Centro politiche migratorie dell’Università europea di Firenze evidenzia che uno scenario senza affluenza di stranieri avrebbe pesantissime ricadute anche sul sistema di welfare della UE perché il rapporto di dipendenza degli ultrasessantacinquenni nei confronti delle generazioni più giovani salirebbe al 44% nel 2030.

Eppure, ottenere un permesso di soggiorno continua ad essere una vera e propria odissea e migliaia di immigrati giunti in Italia con i vari “decreti flussi” stanno seriamente rischiando di essere gettati nella clandestinità. Si tratta di giovani lavoratori giunti in Italia con regolare nullaosta che hanno scoperto che i preventivati datori di lavoro da cui, in base alle norme sui flussi, avrebbero dovuto essere assunti… semplicemente non esistevano!

Perché di fronte a questa vergognosa situazione il governo non interviene per trasformare immediatamente e automaticamente i nullaosta in scadenza in regolari permessi di soggiorno? La risposta è che i clandestini servono. Servono come il pane all’intero sistema delle imprese, grandi e piccole, “oneste” e border line. Infatti, se l’immigrato regolare viene utilizzato suo malgrado quale fattore di concorrenza al ribasso verso il lavoratore italiano, allo stesso modo il “clandestino” viene utilizzato come arma di pressione verso lo “straniero” in regola. Si genera così in maniera cinica e pienamente consapevole un sistema ad incastri finalizzato al ricatto differenziato dell’intero mondo del lavoro. Un sistema in cui la concorrenza al ribasso tra l’immigrato irregolare, l’immigrato regolare e l’italiano diventa una delle principali fucine per la diffusione del veleno dell’intolleranza proprio tra gli strati popolari e giovanili delle nostre periferie metropolitane.

Il crescere di questo sentimento di intolleranza che i populisti cavalcano ad arte fino a trasformarlo in vero e proprio razzismo impone alla Cgil un impegno ancor più forte nella battaglia contro le leggi e le norme che generano clandestinità, a cominciare dal pieno e concreto sostegno a quanti sono vittime della truffa dei nullaosta e che il 13 febbraio hanno vivacemente manifestato lungo le vie di Roma.