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Era fine aprile quando Ezia Maccora, presidente dell'Ufficio Gip-Gup del Tribunale di Milano, ha disposto la riduzione delle attività dal 15 maggio al 30 giugno 2026. Saranno trattate solo le urgenze (misure cautelari, detenuti) a causa della drastica carenza di personaleamministrativo.
Già, la drastica carenza di personale. Mentre magistrati e avvocati lamentano l’impossibilità di svolgere il proprio compito perché i tribunali fanno fatica a operare, il ministro della Giustizia e la presidente del Consiglio affermavano che per farli funzionare occorreva dividere un tre il Csm e separare le carriere dei magistrati. Per fortuna ci hanno pensato gli elettori e le elettrici a rimettere la verità al suo posto.
Verità che il provvedimento della presidente Maccora ha disvelato impietosamente. La già lenta amministrazione della giustizia del Tribunale di Milano non può che rallentare ulteriormente: manca personale, siccome per legge i “precari della giustizia” a cui scadrà il contratto il prossimo 30 giugno, entro quella data devono anche consumare le ferie maturate, lo scarso personale in servizio si ridurrà ulteriormente e quindi inevitabilmente “si dovranno trattare solo le urgenze”.
I numeri dello scandalo
Al 30 giugno 2025 la pianta organica del distretto del Tribunale di Milano prevedeva 2.046 unità di personale amministrativo (esclusa la figura del dirigente), in servizio se ne contavano 1.129. risultato 2.046 meno 1.129 uguale a 917 unità, con una scopertura pari al 45%. Ancora, mancano ad esempio: 200 cancellieri, pari al 60% di quelli che dovrebbero esserci; 300 assistenti giudiziari pari al 58% di scopertura; si opera senza il 70% dei funzionari contabili.
Ancora mancanze
Al Tribunale di Sorveglianza di Milano, quello che si occupa di sorvegliare l'esecuzione della pena detentiva, garantendo il rispetto dei diritti dei detenuti e delle detenute, decide su misure alternative alla detenzione, concede o revoca i benefici penitenziari, ebbene vi mancano 7 assistenti giudiziari sugli 11 in organico (scopertura del 63%); mentre alla Corte d’Appello mancano 19 ausiliari sui 25 in organico (scopertura del 76%); al Tribunale di Busto Arsizio ne mancano 12 sui 15 in organico (scopertura dell’80%).
La denuncia della Fp Cgil
“La crisi della Giustizia non nasce dalle aule di tribunale - si legge in una nota della Fp Cgil di Milano e della Lombardia -, nasce dall’assenza di chi doveva far funzionare quelle aule, stanziando risorse per assunzioni, valorizzazione e salario. Le risposte sono state insufficienti”.
“Non demordiamo. Per questo chiediamo al ministero della Giustizia un intervento immediato e verificabile: assegnazione urgente di personale amministrativo al Tribunale di Milano, copertura delle vacanze di organico, misure per trattenere le professionalità già formate, stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari e apertura di un confronto stabile con le organizzazioni sindacali. La sospensione parziale dell’attività della sezione Gip-Gup non è un problema interno al Tribunale: è un problema pubblico. Quando mancano lavoratrici e lavoratori, si allungano i tempi dei procedimenti e si indebolisce il servizio reso alla cittadinanza. Serve un piano con tempi, numeri e responsabilità definite”.
La fatica del lavoro
Elena Fiori è una funzionaria addetta alla Procura della Repubblica di Milano, è lì dal 2001, dopo 25 anni di lavoro il suo stipendio si aggira attorno ai 1.950 auro al mese. Se quando lei ha vinto il concorso e ha cominciato a lavorare per ogni pubblico ministero c’era un amministrativo, un assistente, un cancelliere e due addetti della polizia giudiziaria, oggi tutto è cambiato con “l’invenzione” delle segreterie dipartimentali composte da un funzionario, un cancelliere insomma due o tre operatori per circa 7 pubblici ministeri. “Quindi è il delirio”, afferma Fiori che aggiunge: “Tra l'altro con una logistica totalmente senza senso perché alcuni magistrati stanno al quarto piano, la segreteria è al quinto e quindi questi poveretti non solo devono fare miliardi di cose, devono anche fare su, giù, avanti, indietro, porta, prendi, eccetera eccetera. Ormai siamo veramente al collasso sotto tutti i punti di vista”.
Il fascicolo elettronico
La digitalizzazione della giustizia prevede che per “notificare” i provvedimenti debba essere aperto il fascicolo elettronico. Fino a qualche settimana fa in Procura della Repubblica a Milano operava una cooperativa che provvedeva alla scannerizzazione dei documenti e all’apertura del fascicolo elettronico. Ora questa cooperativa non c’è più, “saranno scaduti gli appalti” ipotizza Fiori. Il risultato? “Un tempo si mandava il fascicolo cartaceo al all'ufficio Tiap gestito dalla cooperativa, loro provvedevano a creare il fascicolo digitale e noi provvedevamo alla notifica degli atti. Ora, invece, il collega che sta in assistenza al Pm si ritrova pure a doverlo scannerizzare e formare lui il fascicolo digitale; quindi è un ulteriore aggravio di lavoro”.
Concorsi, il trucco c’è ma non si vede
Nordio più volte ha affermato che sono molti i concorsi che si sono banditi e che il personale è stato immesso nelle amministrazioni. Vero, ma solo in parte. A svelare il trucco è ancora Elena Fiori che, spiega, 25 anni fa per accedere al concorso per funzionario amministrativo era sufficiente il diploma di scuola media superiore, oggi serve la laurea. Spesso a vincere sono ragazzi e ragazze di altre regioni che con 1.600 euro al mese – questo lo stipendio previsto –, non riescono a mantenersi in una città cara come Milano. Non solo; un laureato non si accontenta di quella cifra e quindi appena possibile passa ad altra amministrazione, ad esempio l’Agenzia delle entrate, dove si guadagna di più.
Stress da lavoro correlato
Il racconto di Fiori si fa duro: “C'è da fare l'assistenza ai pubblici ministeri e quindi i turni per gli arresti, per i sequestri, i decessi ci sono ogni giorno ed è necessaria sempre l'assistenza di un amministrativo e noi siamo molti meno dei pubblici ministeri. Abbiamo avuto un periodo che un giorno sì e uno no un collega finiva al pronto soccorso, perché si sentiva male per il troppo lavoro”.
La passione per il lavoro
Infine, il rammarico di chi come Fiori ha “ricordi bellissimi” di quando si lavorava con organici adeguati e con passione. “Ho lavorato facendo cose bellissime: ho lavorato al distretto antimafia, alla pubblica amministrazione, ho fatto tante cose belle e si lavorava col sorriso, c'era spirito di collaborazione. Adesso chi arriva è già arrabbiato, deluso e quindi poco motivato e appena può va via. Ed essere così pochi rende tutto più difficile”.






























