I 27 ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno bocciato l’ipotesi di sanzioni commerciali contro gli insediamenti illegali nei Territori occupati, per le quali mancherebbe la necessaria maggioranza qualificata. Lo riferiscono le agenzie di stampa a Bruxelles. 

EUROPEAN UNION
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RIUNIONE DEI MINISTRI DEGLI AFFARI ESTERI (IMAGOECONOMICA)

Il Consiglio Affari esteri alle sanzioni Ue ha invece raggiunto un accordo politico per sanzionare i coloni israeliani che attaccano le comunità palestinesi nei territori occupati, così come i dirigenti di Hamas. L'Ungheria ha tolto il veto imposto fino a ora contro le misure e sulle quali era necessaria l'unanimità.

Le reazioni

Circa le sanzioni ai coloni violenti l'alta rappresentante Ue agli Affari esteri, Kaja Kallas, ha affermato via social: "Era ora che si passasse dallo stallo ai fatti. Estremismi e violenza comportano conseguenze". 

Dal canto suo Israele ha fatto sapere di “respingere fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane”. Su X il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Gideon Sa'ar, scrive inoltre: “L'Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento. Oltraggioso è anche il paragone che l'Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un'equivalenza morale completamente distorta. Israele ha sempre difeso diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria"

A esporsi nella direzione dell’approvazione della sospensione degli accodi Israele-Ue sono stati in particolare i ministri di Spagna e Irlanda, ritenendo che l’Europa l'Ue “debba agire e che non si possa continuare a rimanere spettatori passivi, in particolare per quanto riguarda Gaza e l'aggravarsi della situazione in Cisgiordania”. 

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In vista del Consiglio Affari Esteri di oggi, 21 direttori e direttrici di Amnesty International Europa avevano fatto pervenire un appello ai governi, in particolare italiano e tedesco, affinché sostenessero la sospensione dell'Accordo Ue-Israele.

"Non mancano gli strumenti a disposizione dell’Unione europea per esercitare una pressione concreta su Israele; ciò che è mancato in modo evidente è la volontà politica”, scrivono, ricordando inoltre che il governo israeliano “viola da tempo l’articolo 2 dell’Accordo, che stabilisce il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale della partnership, un dato riconosciuto, seppur tardivamente, dalla stessa revisione effettuata dalla Commissione europea nel giugno 2025”.

Per Amnesti “come minimo” l’Ue avrebbe dovuto sospendere l’Accordo di associazione con Israele, con i relativi privilegi commerciali, se intende dimostrare serietà nell’affrontare l’impunità di cui Israele gode da decenni. In caso contrario (come accaduto, ndr), rischia di rendersi complice del genocidio in corso, dell’occupazione illegale e del sistema di apartheid attuati da Israele”.