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È questione di forma, di procedura e di contenuti: i decreti sicurezza – non solo l’ultimo – hanno numerosi aspetti di incostituzionalità. Da un lato perché in palese contrasto con l’articolo 77 della Carta, che prevede la necessità e urgenza che nessuno dei cinque aveva. Dall’altro perché nessuno di questi prende mai in considerazione il tema dell’integrazione. E, come ci ricorda il presidente Mattarella, “solidarietà è parola costituzionale”. Gaetano Azzariti, docente di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza di Roma, invita a cambiare rotta.
Siamo al quinto decreto sicurezza. II Comitato contro la tortura dellìOnu ha indirizzato una contestazione al governo italiano proprio sui decreti sicurezza, soprattutto sulla parte dedicata all’immigrazione e all'uso della forza nell’ordine pubblico. Cosa succedendo?
Mi sembra che il governo alzi le mani e dichiari la propria impotenza di fronte alle politiche di ordine pubblico e integrazione. E l’integrazione è proprio il punto debole delle politiche della destra, che ha puntato tutto sull'ordine pubblico. Il succedersi dei decreti legge sulla sicurezza è una confessione dell’incapacità a gestire un fenomeno che non è straordinario e urgente, ma strutturale e a cui non riesce a far fronte. La dichiarazione dell’Onu indica chiaramente qual è il punto debole: non ci sono politiche di integrazione, c'è invece un’impotente politica di ordine pubblico. È arrivato il momento di invertire la rotta.
Sull'ultimo decreto sicurezza è dovuto intervenire il presidente della Repubblica, di conseguenza il Consiglio dei ministri ha varato un secondo decreto correttivo del primo. Tutto questo, con la Costituzione, come si pone?
Non ha nulla a che fare con la Costituzione. Il decreto in alcune parti è manifestamente incostituzionale: l’intervento del presidente Mattarella e il successivo pasticcio dimostrano la fondatezza della manifesta incostituzionalità. Ma non è sufficiente, perché ci sono numerose altre norme del decreto sospette di incostituzionalità, quindi è altamente probabile che ci sarà un successivo intervento della Corte costituzionale non solo su questo ultimo, ma forse anche sui precedenti decreti sicurezza, che cercherà di riavvicinare, perlomeno un po’, le politiche del governo alla Costituzione.
Svizzera, ”iniziativa del caos” contro i migrantiRimaniamo a quest’ultimo e al pasticcio del secondo decreto.
Questo decreto è lontano dalla Costituzione sia per ragioni di procedura, visto che non esistono la necessità e l’urgenza come stabilisce l’articolo 77, sia per ragioni di contenuto, considerato che l’articolo 30bis del decreto, quello sul compenso agli avvocati che avessero convinto i propri clienti al rimpatrio, viola palesemente la Carta. Da qui il pasticcio del secondo decreto che corregge il primo. Certo, anche in passato ci sono stati pasticci, ma mai così, questo è certamente un unicum. Sostanzialmente il governo si è sfiduciato da solo.
Cosa succede ora in presenza di questi due testi, il primo approvato in via definitiva, l’altro attualmente in vigore perché decreto, ma che deve essere convertito definitivamente entro 60 giorni dall’approvazione altrimenti decade?
Se il secondo decreto non dovesse essere convertito saremmo in una situazione incredibile, talmente incredibile che immagino ci sia un accordo politico per la sua conversione. Ma anche in questo caso siamo in presenza di una forzatura costituzionale. L’articolo 77 afferma che un decreto legge può essere convertito entro i 60 giorni, ma dovendolo approvare ‘per forza’ il governo esercita un'ulteriore espropriazione del Parlamento.
E cosa pensare di questa forzatura politica?
Questa forzatura è lontana dal disegno costituzionale, incomprensibile se non per ragioni strettamente politiche. Il governo avrebbe fatto una brutta figura a non far convertire in legge il primo decreto, ma qualcuno dovrebbe spiegare perché non si è fatto decadere il decreto per poi il giorno dopo approvarne un altro identico tranne che per quel punto. Così facendo il Parlamento avrebbe avuto modo di discutere l’intero corpo del provvedimento.
Oltre al contenuto dell’articolo 30bis ci sono altri provvedimenti che sono a rischio d’incostituzionalità?
Partiamo dal punto più discusso, la norma sui rimpatri. La correzione del secondo decreto certamente non ha risolto il problema. Certo, non è più il Consiglio forense a distribuire i 615 euro e si è allargata la platea dei soggetti cui possono essere destinati, non solo quindi avvocati. Inoltre il contributo potrà essere erogato per il solo fatto di aver attivato la procedura di rimpatrio. Non mi sembra francamente un buon risultato, anche perché, anziché far prevalere i diritti dei migranti all’asilo, prevale la volontà di remigrazione. Anche il fermo preventivo di 12 ore mi lascia assai perplesso. È stato utilizzato per evitare che una trentina di anarchici portassero fiori là dove sono morti due loro compagni. Da quando portare fiori è diventato una minaccia per la sicurezza? Anche la possibilità di avere infiltrati dentro le carceri mi lascia altrettanto perplesso, così come l'allargamento dei poteri dei servizi segreti.
Dobbiamo dunque aspettarci un intervento della Corte costituzionale?
Sia quest’ultimo sia i precedenti decreti sicurezza hanno diverse norme che non convincono dal punto di vista della Costituzione, mi aspetto quindi un intervento massiccio della Corte. Certo, le corti costituzionali non scrivono le leggi, ma nel nostro Paese, in questa fase storica, siamo nelle mani dei garanti, dalla Corte alla presidenza della Repubblica, che purtroppo stanno svolgendo funzioni sostanzialmente di supplenza o di moral suasion. Quel che manca è un Parlamento che si riappropri delle sue funzioni ritrovando dignità. Questo governo ha una maggioranza schiacciante, mi verrebbe da consigliare all’attuale maggioranza di fidarsi della propria ‘forza’ di maggioranza per far discutere il Parlamento, anche con il contributo dell'opposizione per, come dicevamo all'inizio, invertire la rotta, perché ci stiamo allontanando sempre più dal sano orizzonte costituzionale che prevede, appunto, la gestione dell’ordine pubblico ma anche l’integrazione.
























