Il disegno di legge di riforma dei porti, che prende il nome dal sottosegretario ai Trasporti Rixi, è pronto per passare all’esame del Parlamento, dopo la bollinatura della Ragioneria dello Stato sulle coperture e la firma del presidente della Repubblica, ma anche con la contrarietà della Filt Cgil

Il disegno di legge approvato il 6 maggio dal Consiglio dei ministri ripercorre il testo approvato lo scorso dicembre, con alcune modifiche, tra le quali la riduzione del capitale sociale per la Porti d’Italia Spa (da 500 a 10 milioni) la cui costituzione non avverrà prima del prossimo anno, quindi alla scadenza dell’attuale governo.  

I rilievi del sindacato

Eugenio Stanziale, segretario nazionale della Filt Cgil, ci spiega i motivi delle contrarietà espresse dal sindacato, affermando che “la criticità di maggiore rilievo sta nel togliere alle Autorità di sistema portuale un ruolo che nella normativa italiana è da sempre essenziale alle attività dei porti, come anche tutta una serie di risorse e anche la governance per accentrarli nella nuova società.

ANGELO VIGLIANTI
ANGELO VIGLIANTI
ANGELO VIGLIANTI

Quindi c'è una volontà di riportare tutto a un livello centralista che oltretutto, dal nostro punto di vista, è anche in contraddizione con quella che è la storia e la cultura della Lega (ministro e sottosegretario ai trasporti sono leghisti, ndr) che si è fatta portatrice del provvedimento”. 

Questo disegno di legge quindi non è ritenuto utile alle necessità del Paese dal sindacato: “Ha una struttura che non ci convince, non entra nel merito di una riforma che probabilmente è anche necessaria alla luce di quello che sta avvenendo nel settore marittimo”.

Il fronte lavoratori

La Filt Cgil, per sua natura, punta lo sguardo sulle conseguenze per i lavoratori, i quali, afferma Stanziale, “in questo Paese sono sempre considerati una parte marginale delle questioni, mentre dovrebbero essere al centro di qualsiasi riforma si possa progettare. Inoltre i lavoratori rimangono fuori da qualsiasi tipo di rappresentanza all'interno degli organi di governance”.

La riforma non affronta quindi i temi veri e necessari per i lavoratori portuali “in questa fase in cui è necessario intervenire su quelli del lavoro usurante e del fondo per l'accompagnamento all'esodo, per fare due esempi di temi che questo disegno di legge ignora totalmente”

Il ruolo del sindacato

“Come categoria – dice il segretario nazionale della Filt Cgil - abbiamo già fissato un primo momento di riflessione e di analisi: il 12 giugno abbiamo convocato una iniziativa a Napoli sul tema della riforma. Parleremo di cosa non funziona nella costituzione di Porti d’Italia Spa e di tutto ciò del quale necessita il settore. In questa sede ci confronteremo con la politica e con gli armatori, che oggettivamente sono essenziali, perché sono coloro che consentono di condurre le navi in porto”.

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Oggetto di confronto sarà anche la sottrazione di risorse alle Autorità portuali per accentrarli in quella società interna al ministero e che Stanziale definisce fantomatica, Porti d’Italia, e che si dovrebbe occupare delle infrastrutture.

Per il sindacato, invece, “oggi più che mai c'è bisogno di una visione locale all'interno di quelle che sono le dimensioni globali: bisogna dare più forza alle attività del sistema portuale in una logica chiaramente di Paese, di visione che invece manca completamente a questa riforma”, afferma Stanziale.

Appena il disegno di legge sarà incardinato in Parlamento, ci saranno le audizioni dei sindacati nelle commissioni congiunte dei Trasporti di entrambi i rami. Ci si chiede però quanto queste audizioni saranno prese in considerazione dalla maggioranza, visto anche l’annoso problema della mancanza di consultazione preventiva dei rappresentanti dei lavoratori da parte del governo nella fase di messa a punto di decreti e ddl.

“Porteremo in audizione le nostre istanze e perplessità”, spiega Stanziale, sottolineando però che il governo, diversamente da quanto fa dal suo insediamento, ha deciso di non precedere con un decreto (che entra in vigore subito per poi essere approvato dalle Camere entro 60 giorni, ndr), ma con lo strumento più lento del disegno di legge e questo ci fa capire che per Palazzo Chigi la riforma del sistema portuale non è così prioritaria, visto che nel 2027 il governo scadrà”.

La Filt Cgil, in ogni caso, sta già contattando i deputati delle commissioni Trasporti così da far loro pervenire una memoria nella quale è ribadita la necessità di una riforma e, nel contempo, tutte le criticità che contiene invece questa riforma voluta dal governo Meloni.el prossimo anno.