In principio venne il Pnrr, un’occasione unica per rilanciare il servizio pubblico. O almeno così si disse. Poi tante foglie di fico sono cadute e molti nodi sono venuti al pettine. È la storia che vi stiamo per raccontare –una delle tante –  e che parte dalla denuncia della Fp Cgil di Milano. Tutto ha origine con la deliberazione n. 310 del 20 aprile scorso della Direzione generale dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale Melegnano e Martesana, che ha deciso di prendere due dei cinque Ospedali di Comunità costruiti con i fondi del Piano e affidarli alla gestione dei privati.

Così le strutture di Rozzano e Vaprio d’Adda – valore stimato, tra base d’asta, rinnovi, proroghe e clausole di adesione, può arrivare a 67 milioni di euro in 9 anni – sono state “svendute – scrive il sindacato –, nonostante fossero state fortemente volute dai cittadini nei territori”, coerentemente con quel decreto ministeriale 77 del 2022 che, dopo la tempesta del Covid, particolarmente drammatica proprio in Lombardia, aveva “disegnato gli Ospedali di Comunità come perno dell’assistenza territoriale pubblica, a gestione prevalentemente infermieristica, integrati con la Casa della Comunità e con l’Infermiere di Famiglia. Un investimento pubblico, fatto con i nostri soldi, per riportare la sanità vicino ai cittadini, non per generare margini d’impresa”, attacca la Fp Cgil Milano.

Antonio Bagnaschi, Fp Cgil Milano

Fp Cgil Milano: “La salute è un diritto, non una merce”

“Edilizia pubblica per le casse del privato”, è la perfetta sintesi della denuncia affidata alle pagine social del sindacato,  che ribadisce la propria posizione: “Gli Ospedali di Comunità devono restare pubblici, con personale assunto e valorizzato dal pubblico. Non accettiamo che la soluzione ai problemi organizzativi diventi la privatizzazione dei servizi”. Fanno quadrato il comitato degli iscritti Cgil dell’Asst Melegnano e Martesana, il segretario generale della Fp provinciale, Alberto Motta, e il coordinatore dell’area sanità, Antonio Bagnaschi, che ricordano che l’azienda socio-sanitaria in questione è quella “con la peggiore valutazione in Regione Lombardia e con un numero di dipendenti rapportati alla popolazione inferiore a tutte le altre Asst”.

La Fp Cgil Milano annuncia così l’apertura di “una stagione di opposizione a questo modello. Non si tratta di un caso isolato. A rischio ci sono posti di lavoro, diritti e servizi rivolti alla cittadinanza”. E chiama alla partecipazione dal basso chiedendo di condividere il messaggio, far girare l’informazione, ricordando che la trasparenza è il primo passo per fermare un modello che rischia di replicarsi altrove. L’obiettivo è “il ritiro immediato della Deliberazione n. 310/2026, un confronto pubblico con cittadini, sindacati e amministrazioni locali, e la gestione pubblica diretta di tutti e cinque gli Ospedali di Comunità, con assunzioni stabili di personale. La salute è un diritto, non una merce”.

Alberto Motta, segretario generale Fp Cgil Milano

Motta, Fp Cgil Milano: “Non è solo una questione salariale. È una questione di diritti”

“Oggi – ha scritto Alberto Motta – abbiamo accreditamento pubblico, strutture pubbliche e servizi pubblici, ma i profitti finiscono nelle tasche dei privati. E mentre i gruppi privati registrano utili milionari, chi lavora nella sanità privata ha il salario fermo da 14 anni. Non è solo una questione salariale. È una questione di diritti, di conciliazione vita lavoro, di dignità professionale. Quando il privato viene chiamato a coprire servizi essenziali come le Case di Comunità, non siamo di fronte a una soluzione, ma alla prova di un problema strutturale. Il pubblico deve essere messo nelle condizioni di assumere, trattenere e valorizzare il proprio personale. È questo il vero discrimine per la qualità del sistema sanitario”.