È stato pubblicato lo scorso 7 aprile il “Focus Bilanci 2020-2024”, con il quale l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni fotografa lo “stato di salute” di circa 130 tra le principali imprese operanti nei settori delle comunicazioni elettroniche, dei servizi di corrispondenza e consegna pacchi, televisivo e dell’editoria quotidiana e periodica.

I dati del rapporto 

Il rapporto analizza i dati relativi alle principali grandezze economiche, finanziarie, patrimoniali e occupazionali desumibili dai bilanci relativi agli ultimi cinque esercizi, mettendo in luce un aspetto preoccupante legato alla costante perdita di posti di lavoro nei suddetti settori. Anche a fronte del miglioramento dei margini operativi rilevato nei diversi comparti, la tendenza alla contrazione del numero di occupati sta infatti assumendo caratteristiche preoccupanti e strutturali.

Tlc: più ricavi, meno posti di lavoro 

Se guardiamo al settore delle Tlc, nel periodo analizzato, quello che va dal 2020 al 2024 i ricavi aggregati delle principali 52 aziende rimangono infatti pressoché invariati, attestandosi a 28,6 miliardi di euro a fine 2024, con un miglioramento dei margini operativi. Di contro, il numero delle lavoratrici e dei lavoratori del settore segna un -5.600 (rispetto al 2020). Solo nel 2024 la contrazione su base annua è pari all’1,4%, equivalente a circa 800 addetti. Situazione analoga anche nei servizi di corrispondenza e pacchi, dove a una crescita dei ricavi (da 10,2 miliardi nel 2020 a 13,2 miliardi di euro nel 2024) pari al 29,7% si associa un calo di circa 1.570 unità sul fronte occupazionale. In questo caso il rapporto dell’Agcom attribuisce la riduzione principalmente ai processi riorganizzativi del Gruppo Poste Italiane.

Calano gli occupati anche nell’emittenza e nell’editoria 

Se guardiamo all’ambito televisivo, il settore registra una perdita di circa 900 addetti: nell’ultimo anno gli occupati diminuiscono di 315 unità, soprattutto tra gli operatori di maggiori dimensioni in termini di fatturato. Eppure, i ricavi registrati nel 2024 dalle 20 principali imprese analizzate raggiungono gli 8,82 miliardi di euro, in crescita sia rispetto al 2020 (+8,4%), quando ammontavano a 8,14 miliardi di euro, sia su base annua (+6,7%). Non cambia di tanto la situazione nell’editoria, dove il segno meno si registra sia rispetto al fatturato sia in termini occupazionali. Il primo riporta una flessione del 6,7% rispetto al 2020. Mentre la perdita di lavoratori è pari a 760 unità (-5,7%), passando da un totale di circa 13.240 nel 2020 a poco meno di 12.500 nel 2024 (con un aumento però di circa 80 unità nel corso del 2024). Questa la fotografia.

Cgil e Slc: “Un quadro preoccupante”

Un quadro preoccupante in cui, anche di fronte a investimenti e crescita di molti dei settori indicati, assistiamo ad una progressiva perdita di posti di lavoro. I numeri ci dicono che ad essere impattato maggiormente è il comparto delle Tlc dove, nonostante gli investimenti risultino sostanzialmente stabili (7,1 miliardi di euro circa, pari al 25,1% dei ricavi, nel 2024) e sebbene vi sia la consolidata certezza di quanto il settore sia teoricamente strategico, in particolare per lo sviluppo delle infrastrutture di rete e per l’evoluzione tecnologica del Paese, il lavoro sembra non beneficiare in alcun modo di questa congiuntura potenzialmente favorevole.

Il paradosso delle Tlc: senza investimenti nessuno sviluppo

Un paradosso molto semplice da spiegare: le aziende di Tlc di fatto rischiano di fallire nel processo di profondo cambiamento dei loro modelli di business. Se i dati sono il nuovo petrolio, queste dovrebbero essere le nuove trivelle, gli oleodotti e le raffinerie di questo nuovo “oro nero”. Ebbene, siamo ben lontani da tutto questo. Una situazione, quella descritta, che si traduce di fatto in una condizione di crisi strisciante, dove aumenta l’età media degli addetti e ne diminuisce il numero complessivo, con un generale arretramento del valore delle professionalità. In questo scenario, in cui anche l’avvento dell’IA sta ridefinendo i contorni di competenze e lavoro, l’assenza di politiche industriali in grado di intercettare e governare il cambiamento, pesa particolarmente. Una deriva che è necessario arrestare. Ne va dello sviluppo e del futuro del Paese.

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