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È diventata l’attività normale del Governo Meloni: sfornare norme emergenziali e urgenti per “cambiare” ciò che non piace. Stavolta la vittima di questa strategia è il diritto alla salute dei più fragili tra i fragili. Ci ha pensato il ministro dell’Interno Piantedosi che su X ha annunciato: "Con la mia nuova direttiva sui Cpr i migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà più vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri". Direttiva immediatamente operativa.
Non contento, Piantedosi ha aggiunto: “I soggetti saranno presi in carico dal personale medico che opera nella struttura che valuterà tutti gli approfondimenti da effettuare, anche avvalendosi della competente Asl. Una misura che consente di garantire la massima tutela della salute dei migranti evitando, allo stesso tempo, che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio".
A rispondere a Piantedosi è Giordana Pallone, segretaria nazionale della Fp Cgil: “Il pregiudizio ideologico lo ha il ministro Piantedosi, non i medici che garantiscono tra mille difficoltà il diritto alla salute ad ogni persona”. Il diritto alla salute, sancito anche dalla Carta dei Diritti Universali delle Nazioni Unite, diviene così carta straccia. Il presupposto dal quale parte Piantedosi è che tutti i migranti “irregolari” siano dei truffatori che si avvalgono di medici ideologizzati per munirsi di falsi certificati utili a evitare la reclusione, sì la reclusione, nei Cpr. E che i medici delle aziende sanitarie locali non rispondano al giuramento di Ippocrate e alla deontologia professionale, ma all’ideologia – non si sa bene quale – che gli imporrebbe di redigere falsi certificati per tenere fuori dai Cpr i migranti.
I Centri, quelli contro cui, o meglio contro la costruzione di nuovi centri, hanno manifestato nei giorni scorsi a Castel Volturno, o quelli che Meloni sperperando risorse pubbliche ha costruito in Albania.
“I Cpr - aggiunge Pallone - sono luoghi di compressione dei diritti fondamentali e il ministro Piantedosi con questa nuova direttiva vuole portare questa compressione inaccettabile anche fuori dalle mura dei centri, impedendo al personale medico di assolvere la sua funzione essenziale di cura e tutela della salute”.
“Considerare possibile l'ingresso in un Cpr anche quando non sia stata effettuata la visita prima – sostiene la dirigente sindacale -, significa che la salute fisica e psicologica diventa una variabile irrilevante e accessoria. Si prova a rendere sempre più questi non luoghi non visibili”.
Ed è bene ricordare che solo poche settimane fa la Cassazione si è pronunciata annullando il provvedimento di sospensione di 10 mesi dall’esercizio della professione, comminato a tre mediche di Ravenna coinvolte nell’indagine sui certificati per i Cpr, indagine dalla quale ha preso le mosse la direttiva di Piantedosi. Ma la dignità professionale di chi assicura cura e salute a tutti e tutte a prescindere dalla cittadinanza, ha così sottolineato la Cassazione, non si può mettere in discussione.
Così come non si può mettere in discussione, ricorda ancora Pallone che: “La cura non è reato e l’autonomia professionale del personale sanitario non può essere subordinata alle politiche securitarie propagandate da questo governo con atti contrari ai principi costituzionali e ai diritti umani stessi”.
Decreti sicurezza, direttive contro i medici, carcere preventivo e divieto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Sono questi i tratti distintivi del governo. “Questo provvedimento – conclude la segretaria nazionale Fp Cgil - dimostra ancora una volta che i Cpr sono luoghi in cui i diritti sono cancellati e per questo devono essere chiusi. Rivendichiamo un Servizio Sanitario Nazionale pubblico, universalistico e capace di garantire accesso e continuità assistenziale a tutte e tutti, a prescindere dalla cittadinanza”.
























