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“In Veneto oltre 400.000 persone rinunciano alle cure. Dal nostro osservatorio registriamo quotidianamente problemi nel riuscire a prenotare una visita o un esame diagnostico, anche per il ricorso massiccio al galleggiamento. E la conseguenza diretta è che chi può permetterselo ricorre al privato, chi non può spesso rinuncia a curarsi”. A denunciare lo stato drammatico della sanità in Veneto è la segretaria generale della Cgil regionale, Tiziana Basso.
Basso, Cgil Veneto: “Di fronte ai tagli alla sanità, la Regione tace, al contrario di altre regioni, alcune delle quali guidate dal centro destra”
“Così si mette a rischio l’essenza universalistica del sistema sanitario che avrebbe bisogno di più soldi, per investire prima di tutto nel personale, e non certo di meno. Invece la nuova Legge di bilancio prevede un incremento del tutto insufficiente di 2,36 miliardi per il 2027. Risorse che, non coprendo i costi inflattivi e l’incremento di alcune voci di spesa, si traducono automaticamente in tagli ai servizi, anche a livello regionale. Di fronte a questo, la Regione Veneto tace, al contrario di altre regioni, alcune delle quali guidate dal centro destra”.
“Come Cgil Veneto ricordiamo che la conseguenza di questi tagli è, ancora una volta, il sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e questo si ripercuote sul diritto alla salute e sui bisogni urgenti delle persone in Italia e in Veneto – continua Basso –. Si tratta di numeri che allontanano ulteriormente l’Italia dai Paesi europei più avanzati, e che si traducono in disagi per le famiglie venete. Il nodo principale resta sempre e solo uno: è necessario investire nella sanità pubblica, per assumere personale sanitario che deve essere pagato adeguatamente e deve poter lavorare con turni meno massacranti. I soldi si possono e si devono trovare, a partire dal nazionale ma anche a livello regionale anziché stare in silenzio e immobili di fronte a questo scempio”.

























