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La Cassazione si è pronunciata: il provvedimento di sospensione di 10 mesi dall’esercizio della professione, comminato a tre mediche di Ravenna coinvolte nell’indagine sui certificati per i Cpr, è annullato. La sentenza è stata accolta con soddisfazione e sollievo dalle tre professioniste e dai loro avvocati Salvatore Tesoriero e Francesca Cancellaro.
Ma non solo, in una nota diffusa dalla Fp Cgil nazionale si legge: “L’annullamento, da parte della Cassazione, delle misure a carico delle dottoresse indagate a Ravenna nell’ambito dell’inchiesta sui certificati per i Cpr è un provvedimento importante che evidenzia l’essenzialità della difesa, in ogni momento, della dignità professionale e personale di chi lavora ogni giorno per salvaguardare la salute di tutti. La libertà e l’indipendenza dell’atto medico devono essere sempre garantite: la cura medica e la tutela della salute sono diritti universali, sanciti dall'Articolo 32 della Costituzione, e non possono diventare un reato”.
D’altra parte ogni medico prima di iniziare la propria attività professionale compie un giuramento: “ Giuro… di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;… di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica”.
È proprio tenendo presente l’articolo 32 della Costituzione e il giuramento di Ippocrate che gli avvocati delle mediche, appena resa pubblica la sentenza, hanno affermato: “L'annullamento disposto dalla Suprema Corte restituisce alle dottoresse la dignità personale e professionale così duramente aggredita dall'inchiesta ravennate”.
Le indagini faranno ora il proprio corso ed è stata proprio la Cassazione, sospendendo le misure a carico delle dottoresse, a rinviare ad un nuovo giudizio del tribunale del Riesame di Bologna.
Anche Mediterranea Saving Human ha commentato con soddisfazione il pronunciamento della Corte: “È il primo segnale che conferma quanto la società civile ha ribadito dal primo minuto: la cura delle persone non è reato, la tutela della salute non può piegarsi alle strategie di 'migranticidio" adottate dal governo".
La Cgil e la Fp Cgil sostengono e hanno sostenuto i professionisti sanitari che semplicemente per aver esercitato in “scienza e coscienza” sono incappati nella ventata anti-migranti e – diciamolo – razzista che spira nel nostro Paese. Non vanno lasciati soli, anzi meritano di essere sostenuti e “aiutati”.
“Abbiamo sempre espresso solidarietà ai professionisti coinvolti promuovendo presìdi in varie città e continueremo a difendere in ogni sede l'autonomia professionale e il dovere etico dei medici che ogni giorno, con coscienza, competenza e dedizione garantiscono la tutela della salute, a partire da quella delle persone più vulnerabili. Proteggere l’autonomia dei professionisti sanitari significa proteggere la possibilità stessa di esercitare pienamente il diritto alla salute”, prosegue Fp Cgil.
"Condanniamo la strumentalizzazione politica che è stata scatenata prima di accertare qualsiasi ipotesi di eventuali responsabilità, e riteniamo che i medici non possano pagare un costo professionale e umano per delle scelte, come quelle sui Cpr, che meriterebbero di essere raccontate con chiarezza: questi centri sono dei luoghi disumanizzanti che violano la dignità umana”, termina la nota.
























