“Mantenere inalterata la qualità e il livello delle prestazioni per i cittadini è l'obiettivo primario che unisce le Regioni e il governo”. A scriverlo questa mattina, 6 novembre, in una lettera al Corriere della Sera, il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, al quale ha replicato, in giornata, un comunicato del segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Catello Tramparulo, ricordando che proprio l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha definito “insostenibili” i tagli prospettati nel disegno di legge di bilancio 2027, con effetti sulla riduzione delle liste d’attesa, sul funzionamento dei servizi territoriali e sulla capacità di trattenere il personale nella sanità pubblica. 

Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia

“Il presidente Fontana – scrive il segretario della Fp Cgil Lombardia – propone una narrazione lontana da ciò che si vive ogni giorno nelle corsie degli ospedali, nei presidi territoriali e nelle case delle cittadine e dei cittadini. Ma riconosce le necessità finanziarie delle Regioni. Sono quelle necessità a richiedere una correzione della manovra. Per mantenere i conti in pareggio, le amministrazioni locali saranno messe di fronte a un’alternativa drammatica: tagliare ulteriormente le prestazioni e le visite ospedaliere oppure alzare le tasse regionali”.

Per il sindacato, “Contratti, assunzioni e servizi devono avere coperture adeguate. L’equilibrio dei conti non può reggersi sullo sfinimento di chi cura e sulle rinunce di chi deve curarsi. E le prestazioni aggiuntive non possono sostituire organici stabili chiedendo ancora ore a chi è già stremato. Il disegno di legge di bilancio 2027 aggiunge risorse al Servizio sanitario nazionale solo in numeri assoluti ma non in rapporto al Pil, all’inflazione e ai costi effettivi del Ssn dove è chiaro il definanziamento, non coprendo i fabbisogni veri”.

“Dietro la retorica dell’universalismo, la manovra vincola risorse all’aumento dei tetti di spesa per privato accreditato e farmaceutica, impoverendo gli ospedali pubblici – denuncia la Fp Cgil lombarda –. In Lombardia, poi, abbiamo l’equivalenza tra sanità pubblica e privata accreditata sancita dalla legge regionale. Un modello che sta progressivamente indebolendo gli organici pubblici e favorendo la cessione all’esterno di servizi anche strategici e di risorse. Il definanziamento della sanità è una scelta politica che riduce la capacità del pubblico di rispondere ai bisogni”.

Il 9 novembre la Cgil e un’ampia rete di associazioni presenteranno una proposta di legge di iniziativa popolare

  “La nostra alternativa – scrive Tramparulo – è nella proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil con un’ampia rete di associazioni, che porteremo in Parlamento, dopo una massiccia raccolta firme, il 9 novembre: finanziamento almeno al 7,5% del Pil dal 2030, incrementi destinati ai servizi erogati direttamente dal pubblico, assunzioni stabili, superamento dei tetti alla spesa per il personale e limiti alle esternalizzazioni. Significa rafforzare medicina di famiglia, consultori, salute mentale e assistenza alle persone non autosufficienti. La visione paternalistica, il governo pragmatico del ‘buon padre di famiglia’ evocato da Fontana si misuri anche con la cura che i servizi insufficienti scaricano soprattutto sulle donne. La gestione della salute pubblica non è un atto di benevolenza ma deve essere garanzia di un diritto costituzionale essenziale e davvero universalistico”.

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