La manovra finanziaria del governo ignora i poveri. E la parola povertà compare una volta sola nei 157 articoli del disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri, quando stabilisce la proroga del fondo per la povertà educativa fino al 2029. Mentre per le 2,1 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di persone certificate dall’Istat, non si prevede niente. Nessun sostegno, nessun provvedimento, zero.

Chi raggiungono le misure?

“Quanto delle risorse previste raggiungerà effettivamente chi vive in povertà assoluta? – chiede Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia -. E quanto gli interventi saranno capaci di incidere sulle cause strutturali di un fenomeno che, nonostante le misure adottate negli anni, continua a coinvolgere milioni di persone?”.

Parliamo di un numero considerevole di cittadini: il 5,9 per cento delle famiglie di soli italiani, il 26,7 di quelle con almeno uno straniero, il 29,4 per cento dei nuclei composti esclusivamente da stranieri.

Assegno di inclusione

I punti critici della legge di bilancio segnalati, in attesa che l'iter parlamentare faccia i suo corso da qui a fine anno, sono tanti. Si parte dall’assegno di inclusione: nel testo della manovra mancano interventi ad hoc e quelli espressamente dedicati al supporto per la formazione e il lavoro, le due principali misure nazionali introdotte per sostenere le persone in condizioni di difficoltà economica e favorirne l'inclusione lavorativa.

Inoltre, restano irrisolti problemi fondamentali come i requisiti di accesso che escludono una parte delle persone in povertà assoluta.

Su questo fronte l'Alleanza chiede da tempo il ripristino del principio dell'universalismo selettivo: “Una misura che raggiunga tutte le persone in condizioni di povertà, sulla base dell'effettivo bisogno economico, senza escluderle perché non appartengono a determinate categorie. Al momento non c’è la possibilità che si allarghi la platea dei beneficiari, decisamente inferiore rispetto alla popolazione di poveri assoluti nel nostro Paese”. Nessun passo in avanti quindi viene fatto, poiché risorse destinate al contrasto alla povertà.

Capitolo agevolazioni fiscali

La legge di bilancio prevede poi una riduzione dell'aliquota Irpef al 33 per cento sui redditi compresi tra 50 e i 55 mila euro e una tassazione agevolata degli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali.

“Sono misure che possono alleggerire il carico fiscale di una parte dei lavoratori – aggiunge l’Alleanza in una nota -, ma che non raggiungono chi non ha un reddito imponibile sufficiente per beneficiarne: in altre parole, chi vive in povertà e quindi ha più bisogno di sostegno”.

La carta da 300 euro

Tra gli interventi rivolti alle famiglie figura inoltre una carta del valore di 300 euro per l'acquisto di beni e prestazioni sanitarie, che però è destinata alle persone che abbiano compiuto 75 anni entro il 2026 e percepiscano trattamenti pensionistici o assistenziali non superiori a 28 mila euro annui.

“Di nuovo una misura di categoria insomma – osserva l’Alleanza - che può contribuire ad alleggerire alcune spese sanitarie degli anziani, ma che non è specificamente destinato alle persone in povertà assoluta”.

Niente per la casa

E per la casa? Poco e niente. La cedolare secca al 5 per cento per gli affitti, che scende all'1 per cento quando l'inquilino ha meno di 36 anni, è un incentivo fiscale per i proprietari ma non un aiuto a chi fa fatica a pagare il canone, né serve a prevenire gli sfratti.

La questione abitativa infatti è sempre più strettamente legata alla povertà. Secondo i dati Istat 2024, il 22,1 per cento delle famiglie in affitto viveva in povertà assoluta, contro il 4,7 delle famiglie proprietarie dell'abitazione. Tra i nuclei con minori in affitto, la percentuale sale al 32,3 per cento.

Preoccupa anche la situazione degli enti locali, che devono far fronte a un continuo aumento dei costi di gestione dei servizi, dall'energia al personale, dai trasporti al welfare, senza che sia prevista un'adeguata politica di ristoro e compensazione. Mentre cresce la domanda di sostegno da parte delle famiglie in difficoltà, i comuni rischiano di avere sempre meno risorse per rispondere ai bisogni.

Le proposte

Per l’Alleanza è necessario che il confronto parlamentare non trascuri le condizioni delle persone che vivono in povertà assoluta e che rischiano di rimanere escluse dai benefici della manovra: non basta valutare quante risorse vengano destinate al sostegno del potere d'acquisto, ma occorre capire a chi arrivano, quali bisogni intercettano e se contribuiscono a ridurre effettivamente la povertà.

“Chiediamo di intervenire sui nodi ancora aperti del sistema nazionale di contrasto alla povertà – conclude il portavoce Russo -: ampliare l'accesso alle misure di sostegno al reddito, tutelare i lavoratori poveri, rafforzare i servizi sociali territoriali e garantire risposte strutturali all'emergenza abitativa. Non possiamo accettare che la povertà sia una parola assente nella legge di bilancio del nostro Paese: chiediamo che il governo si assuma la responsabilità politica, economica e sociale di dedicare a questa un’attenzione specifica”.