“Lo sciopero generale del 20 novembre è uno sciopero di tutti e tutte, non solo della Cgil ma rivolto ai lavoratori e al Paese, per portare avanti il movimento e cambiare modello di sviluppo”. Così il segretario generale Maurizio Landini, nell’intervento che ha chiuso l’Assemblea di Programma al Teatro Brancaccio di Roma.
Ricostruire il nesso tra pace e democrazia
Il leader di Corso d’Italia ha fatto il punto sui temi principali, che stanno a cuore al sindacato e costituiscono i nodi principali del dibattito. “Nel suo programma – ha ricordato – la Cgil ha sempre messo in evidenza il nesso tra pace e democrazia. Nel corso del Novecento, proprio questo nesso ha permesso di produrre un avanzamento dei diritti nel nostro Paese: grazie alle lotte il capitale ha dovuto accettare un compromesso, da qui arriva la nascita dello stato sociale”.
Oggi però “c’è un elemento di novità: non siamo più dentro il nesso tra pace e democrazia, ma siamo in una logica di guerra che nasce per ragioni privatistiche. Siamo di fronte a un capitalismo, incarnato da Trump ma non solo, che vuole sostituirsi allo Stato. Il tema allora diventa sconfiggere quel capitalismo e ricostruire il nesso tra pace e democrazia”. Nella situazione attuale, inoltre, “si sta determinando un aumento delle spese militari nel mondo senza precedenti, così cambiano anche i sistemi industriali. L’intelligenza artificiale, col controllo in mano a pochi, viene usata proprio per fare la guerra”.
Lavoratori e lavoratrici protagonisti del cambiamento
Nel nostro tempo, secondo Landini, “la democrazia o è integrale o non è”. “Noi, come organizzazione sindacale, abbiamo il problema di rendere i lavoratori e le lavoratrici non subalterni, ma con la nostra azione dobbiamo renderli protagonisti dei cambiamenti, delle decisioni che si prendono e di come si usano le tecnologie”. In tale scenario “non dobbiamo avere atteggiamenti paternalistici verso le nuove generazioni. I giovani non sono solo quelli che studiano, ma anche quelli che lavorano, quelli che restano in Italia e fanno lavori che non piacciono: dobbiamo essere in grado di svolgere il nostro ruolo e rappresentare tutti”.
La Cgil è parte del movimento
La Cgil non è spettatrice del cambiamento: “Non stiamo a guardare, la Cgil è parte del movimento e della rottura che si è determinata. Rivendico quello che abbiamo fatto sulla pace, sui referendum e sull’azione contrattuale. Se oggi siamo qui a discutere sul programma fondamentale e a parlare al Paese, indicando la centralità del lavoro e della persona, se siamo qui a lanciare lo sciopero generale del 20 novembre, è proprio perché siamo parte del movimento”.
Un movimento nuovo che “parte da una rottura – a suo avviso –: parte da una critica radicale al modello di capitalismo e liberismo che si è affermato in questi anni. Noi abbiamo il dovere di essere coerenti nell'azione contrattuale, nella pratica e nel rapporto con le persone che vogliamo rappresentare”.
Dal punto di vista sindacale, poi, “stiamo discutendo con le organizzazioni sindacali della necessità di superare il diritto di veto, perché tutti i lavoratori e lavoratrici hanno diritto di partecipare alla democrazia e dire la loro. È una proposta unitaria. La democrazia va estesa in tutti i luoghi di lavoro, questa è la condizione per allargare la partecipazione e governare i cambiamenti”.
Cambiare modello di sviluppo
Maurizo Landini ha sottolineato la necessità di cambiare radicalmente modello di sviluppo. “Bisogna affermare un altro modello: quando si parla di cambiamento climatico, si pone il problema di quanto prendo, quante ore lavoro e soprattutto cosa produco, con quale sostenibilità. Queste scelte non possono essere solo in capo all'impresa, i lavoratori devono esprimere la loro opinione e i governi devono dare un indirizzo pubblico”.
Per questo oggi “la conoscenza e il diritto alla formazione permanente diventano fondamentali, affinché i lavoratori e lavoratrici siano soggetti che partecipano alla costruzione di un altro modello basato sulla solidarietà, sulla democrazia ma anche sulla sostenibilità climatica”.
Un passaggio inevitabile sulle armi. “Siamo contro il riarmo – così il segretario -, perché oggi la vera sicurezza non è armarsi, è l'autonomia energetica e dell'ambiente, la sostenibilità del modello che si mette in campo. Il superamento delle fonti fossili diventa allora essenziale”. In tema di nuove tecnologie: “Noi pensiamo che l’intelligenza umana debba prevalere sul resto. Il punto di fondo è l’irriducibilità dell’essere umano rispetto alla macchina. La tecnologia non è neutra, dipende chi la controlla, chi la progetta e chi la governa”.
Il 20 novembre è lo sciopero di tutti
Si avvicina lo sciopero generale del 20 novembre: “Il nostro sciopero è anche un modo per far vivere il programma. L’abbiamo proclamato prima della legge di bilancio, è per cambiare la manovra ma ha anche un altro significato: dialogare con tutti, comprese le nuove generazioni, con coloro che sono in piazza per costruire un nuovo modello. Il rapporto con le soggettività, come i giovani e gli studenti, riguarda la condizione materiale di vita delle persone. Gli studenti parlano di affitti, di scuole che cadono in testa, delle famiglie che li mantengono, dei trasporti e del futuro che non può essere di guerra. Sono le stesse ragioni dei padri: il 20 novembre noi e gli studenti scioperiamo per le stesse cose”. Pesando alla strategia, “dobbiamo mettere in campo subito un’azione che verifichi in tempo reale se va nella direzione necessaria o meno”.
Legge di bilancio totalmente fallimentare
Una convocazione dal governo sulla legge di bilancio è arrivata per venerdì 13. Commenta Landini: “Hanno deciso già tutto quindi non si capisce la modalità di ascolto. In un mondo normale ti convocano prima di prendere le decisioni. Non si capisce il significato della convocazione, ma ciò che hanno presentato nella legge invece è chiaro: negli ultimi quattro anni c'è un peggioramento di tutti gli indicatori possibili”.
“Non si parla di crescita, il carico fiscale è aumentato su lavoratori dipendenti e pensionati, i salari sono erosi e nessuno va più in pensione, anzi le pensioni vengono colpite della manovra. Le bollette continuano ad aumentare, si taglia la sanità pubblica e si investe sulla sanità privata. C'è una logica di privatizzazione anche della scuola e dei servizi pubblici: non c'è la possibilità di tutelare i salari né di fare assunzioni”, questa la sintesi. E inoltre “si conferma la spesa record per le armi”.
Al contrario “bisogna andare a prendere i soldi dove sono, inutile girarci intorno. Serve una riforma fiscale in Italia. Abbiamo un sistema dove la progressività esiste solo per lavoratori dipendenti e pensionati, tassare le grandi ricchezze è una discussione aperta in molti Paesi del mondo”.
Difendere con coraggio le nostre idee
Ci sono insomma tutte le ragioni per chiamare allo sciopero il 20 novembre: “Non è uno sciopero della Cgil, ma per tutti i lavoratori e le lavoratrici, per tutto il Paese”. E cita Luciano Lama: “‘Compagni, non abbiate paura della novità, non rifiutate la realtà. Non rinunciate alle vostre idee finché non ne conoscete delle migliori, in quel momento ditelo’. Questo è il modo giusto di stare dentro all'organizzazione: abbiamo trovato i diritti e l’organizzazione, nostro dovere è far trovare a quelli che verranno dopo di noi un'organizzazione più forte”.
Il segretario quindi ha concluso: “Dobbiamo avere fiducia nelle persone che rappresentiamo: oggi è il momento con coraggio di difendere le nostre idee, ma soprattutto far parte del movimento che si è realizzato nel Paese anche grazie a noi. È il momento di dire che questo mondo si può cambiare e questo capitalismo si può sostituire”.





















