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È fortunatamente fuori pericolo Chiara Mocchi, l’insegnante di francese di 57 anni che questa mattina (25 marzo) è stata accoltellata da uno studente di 13 anni di terza media prima dell’inizio delle lezioni all’istituto comprensivo “Leonardo Da Vinci” a Trescore Balneario. Il ragazzo l’ha affrontata nel corridoio, vestito con pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “Vendetta”, colpendola con un coltello con alcuni fendenti alla gola e all’addome e ferendola gravemente.
Il ragazzo è stato poi fermato dalle forze dell’ordine e oltre al coltello aveva aveva nello zaino una pistola scacciacani. Della vicenda si occuperà la Procura dei minori di Brescia. Non avendo lo studente ancora 14 anni non è imputabile e quindi non è processabile. Una shock per i ragazzi e le ragazze che nei corridoi hanno assistito all’aggressione e per tutta la comunità educante.
Fabio Cubito, segretario generale della Flc Cgil di Bergamo è sconvolto: “Conoscevo personalmente l’insegnante, è una vicenda tremenda e la notizia che l’insegnante è fuori pericolo rappresenta un grande sollievo”.
Poi, però, rimangono le questioni purtroppo solite: la scuola come punto di attrazione, argomenta Cubito, “dell’odio, della violenza che attanaglia la nostra società”. Scuola a cui si chiede tanto, ma che viene sempre lasciata sola, al di là delle retoriche esibite.
Tutti ricordiamo la vicenda terribile di Abanoub Youssef lo studente all'Istituto Einaudi di La Spezia, accoltellato da un coetaneo lo scorso gennaio. Quella vicenda tragica produsse l’unica (non) risposta che il ministro Valditara conosce, quella securitaria, con l’invio il 29 gennaio di una circolare alle scuole che rendeva possibile, su richiesta, l’uso del metal detector. E poi, ovviamente, il dl sicurezza con le norme sui coltelli e, ancora prima, il decreto “Caivano” del 2023.
Risposta che anche questa volta non si è fatta attendere. “Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l'educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica", questo il commento a caldo del ministro da Parigi dove si trova per la riunione globale dei ministri dell'Istruzione convocata dall'Unesco.
Una risposta che però per Cubito è sbagliata: “La scuola non ha bisogno né di metal detector, né di norme securitarie, né di liste di istituti a rischio, ma di seri investimenti su inclusione e tolleranza. Cose che devono entrare a far parte della scuola in maniera strutturale e non con pacchetti di ore aggiuntive. Denunciamo da anni il definanziamento del sistema d'istruzione: tagli, accorpamenti e precarizzazione aumentano il carico su docenti, dirigenti e personale Ata. In questo contesto, il lavoro nelle scuole assume tratti di eroismo quotidiano che non viene né riconosciuto né valorizzato".
D’altra parte l’istituto in provincia di Bergamo non ha mai fatto registrare particolari problemi, non era una scuola a rischio, come si dice, ma proprio questo paradossalmente conferma che le narrazioni solite non sono necessariamente quelle “giuste”.
“Quello che noto con preoccupazione - sottolinea il sindacalista - è che c’è un clima di continue rimostranze e ostilità verso la scuola. Mai come quest'anno abbiamo ricevuto così tante contestazioni spesso infondate - 40 solo negli ultimi giorni - nei confronti dei lavoratori della scuola, con segnalazioni che partono da genitori e alunni”.
E, ancora, per il dirigente sindacale, le recenti indicazioni normative rischiano, secondo il sindacato, di isolare ulteriormente l'istituzione scolastica: “Assistiamo a norme che chiudono sempre di più la scuola. Noi vogliamo una scuola aperta, che non si chiuda al territorio e alle associazioni, ma che sia messa nelle condizioni di svolgere la sua funzione educativa attraverso risorse certe e potenziamento degli organici”.
Insomma: serve ciò che anche gli studenti segnalano da tempo: educazione alla gestione delle emozioni, educazione sessuo-affettiva, psicologi, cura del disagio giovanile e non certo decreti e toni da sceriffo.





















