Percorrere la Sicilia per andare verso il ponte sullo Stretto di Messina, o, nella direzione opposta, per scendere e raggiungere i capoluoghi dell’isola, è il tema di questo secondo appuntamento. Nel precedente siamo stati in Calabria per constatare che, a fronte della costruzione del ponte voluto da Salvini, il sistema dei trasporti, autostrade comprese, è fortemente inefficiente, precario e quindi lento e insicuro. 

In Sicilia le cose non sembrano andare meglio e a confermarlo è la nostra “guida”, il segretario generale Filt Cgil regionale Alessandro Grasso. È lui a tracciare un quadro complesso che, se non si sono mai avute esperienze dirette, può fornire la misura di quanto sia difficoltoso muoversi su questa grande isola, tanto che il ponte a venire si dimostra lontano dalle priorità. 

Auto o treno? Questo è il dilemma

“Le condizioni delle autostrade siciliane sono pessime”, esordisce Grasso: “Ipotizziamo che tu debba partire da Palermo per arrivare a Messina e attraversare lo Stretto: puoi prendere l’autostrada, e già hai un primo problema perché è sempre strapiena di cantieri, oppure il treno. In entrambi i casi ci impiegherai quasi tre ore per percorrere 200 chilometri”.

“L'alta velocità non esiste e forse non esisterà mai – aggiunge –. Al massimo possiamo parlare di media velocità quando saranno completate le opere e questo è un altro problema, perché in Sicilia si sa quando si inizia, ma non quando si finisce. I tempi sono sempre molto dilatati e intanto i progetti quando vengono portati a compimento, sono già vecchi e superati”.

Il segretario generale della Filt siciliana evidenzia quindi la carenza di risorse impiegate per mettere in sicurezza strade e autostrade e spiega che “i fondi del Pnrr destinati alla Sicilia per le infrastrutture sono circa 37 miliardi, ma risulta che solamente il 40% del denaro arrivato sia stato speso con progetti che devono essere consegnati entro il 2026, pena la perdita dei fondi. C’è una commissione paritetica ad hoc obbligata a convocare associazioni e sindacati che fanno richiesta di essere auditi, ebbene, nonostante numerosi solleciti, noi non abbiamo ancora ricevuto alcuna convocazione dal governo regionale”.

In Sicilia ci sono complessivamente 1.370 km di rete ferroviaria e solamente il 16% è a doppio binario. “Ci sono opere che dovrebbero portare al raddoppio ferroviario nei tratti Palermo-Messina e Messina-Catania, ma non si capisce quando i lavori saranno esauriti – afferma Grasso –. Ci sono sempre ostacoli, faccio un esempio: quando dovevano fare gli scavi per le gallerie, hanno interrotto i lavori perché c’era un problema idrico, come spesso capita in Sicilia. Siccome i mezzi usati hanno bisogno del sistema idrico i lavori si sono bloccati. Siamo alla follia”.

La Sicilia è grande, la rete infrastrutturale molto meno

Fin qui il triangolo Palermo-Messina-Catania, ma la Sicilia è grande e ha altri 6 capoluoghi di provincia con relative aree circostanti, interne e marittime, e dalle caratteristiche morfologiche del territorio delle più disparate. Muoversi tra le città che non siano Palermo o Catania è ancor più complicato. 

“È in costruzione la Palermo-Agrigento, ma non si hanno date certe per le consegna, perché c'è anche lì un problema di risorse – testimonia il sindacalista –. Arrivare ad Agrigento dal resto della Sicilia è un dramma. Come è un dramma per le zone interne e gli altri capoluoghi. Le strade secondarie hanno tempi di percorrenza lunghi, quelle ferroviarie sono insufficienti e l’esito è che parliamo di zone scarsamente servite”.

E gli autobus?

Grasso usa la parola “dramma” anche per il trasporto pubblico locale su gomma: “Ci sono strade interne dove i pullman non riescono nemmeno a passare. Strade dissestate, frane che isolano i territori, autostrade con corsie chiuse da anni con un ulteriore rallentamento del traffico”.

Inoltre, aggiunge, “siamo nel ventunesimo secolo e addirittura c'è ancora carenza di autobus, mancano proprio i mezzi. Se poi, per disgrazia un mezzo si guasta ci si trova davanti alla paralisi totale del traffico e non hai vie di fuga. Basti pensare che solamente il 6% dei 13.600 km di rete stradale è costituito da autostrade”.

E io prendo l’aereo

“Paradossalmente, in proporzione, abbiamo più aeroporti che autostrade. Palermo, Catania, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa e volevano aprirne uno anche ad Agrigento”, dice il segretario generale della Filt Sicilia, il quale spiega che i due grandi aeroporti di Catania e Palermo hanno rispettivamente 13 milioni e 9 milioni di passeggeri l’anno: “Questi numeri sono dovuti al fatto che l’aereo, molto spesso, è l'unico mezzo di trasporto che abbia un senso, per le problematiche di strade e ferrovie di cui prima dicevo”.

In questo caso però, sottolinea, “nasce un altro problema che consiste in un sistema intermodale pessimo in alcuni casi inesistente. L'interporto di Catania e di Termini Est, ancora non attivo, sono strategici per l'isola. Mancano linee ferroviarie che partano dagli aeroporti, come anche dai porti, mancano le metropolitane. I lavori per la fermata metro all’aeroporto di Palermo sono bloccati".

E ancora, il maggiore aeroporto, quello di Catania, in alcuni periodi, subisce spesso la chiusura a causa delle eruzioni dell’Etna che riempiono di cenere la pista di decollo e atterraggio e riducono la visibilità. “È anche un aeroporto che deve essere completato dal unto di vista infrastrutturale e gli ultimi progetti, del 2006 e 2011, non sono più adeguati perché si è passati da 6 a 13 milioni di passeggeri in transito. Non c’è un collegamento metropolitano. L'infrastruttura rischia di implodere”.

Via mare politiche poco lungimiranti

Per la Calabria abbiamo parlato del porto di Gioia Tauro che sarebbe fortemente penalizzato dalla futura presenza del ponte sullo Stretto di Messina. Grasso ci dice che esiste già un problema per i porti siciliani che mancano di infrastrutture idonee. “A Palermo hanno iniziato a intervenire, ma a Messina, ad esempio, no. Non è solamente una questione di risorse, ma di vere e proprie politiche spesso affidate a presidenti delle Autorità portuali non all’altezza, perché scelti secondo criteri che non sono quelli delle competenze. Vige il cosiddetto ‘sistema Cuffaro, quello del clientelismo e della corruzione”.

È un problema che, tra i vari risvolti, “danneggia l'immagine della Sicilia e fa sì che tante aziende non vengono a investire sull’isola. Un cancro culturale che non nasce certamente oggi, ma che purtroppo nessuno riesce a debellare con la conseguenza collaterale che tanti giovani se ne vanno, emigrano all’estero o in altre parti d’Italia”.

Ponte mangiasoldi

Alessandro Grasso, in qualità di segretario generale della Filt Cgil siciliana, non può che ricordare  le obiezioni al progetto del ponte sullo Stretto. “Ancora non si capisce quale sia il costo finale e nessuno è in grado di potercelo dire – afferma – e poi c’è il rischio più che concreto che la criminalità organizzata ci metta sopra le mani”.

“La Regione Sicilia ha finanziato il ponte attingendo le risorse dai Fondi di coesione e sviluppo, circa 1, 3 miliardi destinati ad altre infrastrutture. Nessuno garantisce che il fondo sia reintegrato. C'è stato anche un taglio di 900 milioni di euro dei fondi per le Province e per i Comuni che servivano anche per le manutenzioni stradali. Se il ponte nascerà sarà la solita cattedrale nel deserto e la Sicilia, quella reale dei cittadini, non può aspettare mentre si inseguono le ombre del ponte, perché la verità è questa", conclude.